Venerdì della IX settimana del Tempo Ordinario (Mc 12,35-37)
35Insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? 36Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo: Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi.
37Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?». E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.
“Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi” (Mc 12, 36)
… Io son restata spaventata nel sentire il gran male che faccio solo al riflettere se debbo o no cedere a quello che Gesù vuole da me, che poi finisco sempre col cedere. Che sarà se, mai sia, non cedessi? E mi sentivo angustiata temendo che potessi ciò fare, ed il mio amabile Gesù avendo compassione della mia angustia, che mi sentivo schiacciare temendo, che mai sia, che non facessi sempre la sua Santissima Volontà, è ritornato e mi ha detto:
“Figlia mia, coraggio, non temere; perciò te l’ho detto e te l’ho fatto vedere come tutto il Cielo è legato a quella Volontà mia che regna in te, affinché [tu] mai ceda alla tua volontà, perché Volontà Divina ed umana sono i più fieri nemici tra loro.
E siccome la Volontà Divina è la più forte, la più santa, la più immensa, conviene che il nemico, la volontà umana, stia sotto ai suoi piedi e serva di sgabello alla Volontà Divina, perché per chi deve vivere nel mio Volere non deve considerarsi come cittadino terrestre, ma deve tenersi in conto di cittadino del Cielo.
E con giusta ragione tutti i beati si sentono scossi, perché chi vive con la loro stessa Volontà pensa di mettere in campo la volontà umana, causa di disordine, ciò che mai è entrato nelle regioni celesti. Tu devi essere convinta che col vivere della mia Volontà la vita della tua è finita, non ha più ragione di esistere.
Perciò ti ho detto tante volte che il vivere nella mia Volontà è ben diverso per chi fa la mia Volontà: questi sono liberi di darla e di riprenderla, perché vivono come cittadini terrestri, ma per chi vive in essa è legato ad un punto eterno, scorre insieme con la mia, è circondato da fortezza inespugnabile. Perciò non temere e sii attenta.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Maggio 21, 1925)
“E la folla numerosa lo ascoltava volentieri” (Mc 12,37)
Questa mattina mi sentivo tutta oppressa, siccome era stato monsignore a visitarmi, ché diceva che non era certo che fosse Gesù Cristo che operasse in me. Nel venire il benedetto Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, per comprendere bene un soggetto ci vuole la credenza, perché senza questa tutto è buio nell’intelletto umano, mentre il solo credere accende nella mente una luce, e per mezzo di questa luce scorge con chiarezza la verità e la falsità, quando opera la grazia e quando la natura [umana], e quando la diabolica.
Vedi, il Vangelo è noto a tutti, ma chi comprende il significato delle mie parole, le verità che in esso contiene? Chi se le conserva nel proprio cuore e ne fa un tesoro per comprarsi il regno eterno? Chi crede; e per tutti gli altri, non solo non ne comprendono un’acca, ma se ne servono per farsene beffe e mettere in burla le cose più sante.
Onde si può dire che tutto è scritto nei cuori di chi crede, spera ed ama, e per tutti il resto, niente è scritto per loro. Così è di te, chi tiene un po’ di credenza vede le cose con chiarezza e trova la verità; chi no, vede le cose tutte confuse.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Gennaio 9, 1903)
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… “Figlia mia, coraggio; tu devi sapere che tutto ciò che quell’anima tanto a me cara ha fatto, tutte le conoscenze che ha conosciuto sulla mia Volontà, tanta luce di più racchiuse nell’anima sua; sicché ogni conoscenza di più è una luce maggiore che possiede, ed ogni conoscenza mette nell’anima una luce distinta, una più bella dell’altra, col germe della distinta felicità che ciascuna luce contiene.
Perché tutto ciò che l’anima può conoscere di bene colla volontà di farne pratica, in sé stessa resta in possesso del bene che conosce.
Se poi non tiene volontà di farne pratica di quelle conoscenze che acquista, succede come quando uno tocca un fiore oppure si lava con acqua freschissima una volta: nell’atto sentirà il profumo del fiore, ma siccome non possiede il fiore, né la fonte dell’acqua fresca, a poco a poco svanirà il profumo, ed il bene della freschezza dell’acqua, e si troverà vuoto del profumo e svanita la freschezza che aveva goduto; tali sono le conoscenze quando si ha il bene di conoscerle e non si mettono in pratica.
Ora quell’anima teneva tutta la volontà di farne pratica, tanto che vedendo il gran bene che lui sentiva, voleva farle conoscere agli altri col pubblicarle. Quindi finché è stato in terra, il corpo più che muro murava quella luce, ma non appena l’anima è uscita dal carcere del suo corpo si è trovata investita dalla luce che possedeva; ed i tanti germi della felicità che possedeva, effetto delle conoscenze della mia Volontà Divina, sviluppandosi, ha incominciato a sentire il principio della vita delle vere beatitudini, e tuffandosi nell’eterna luce del suo Creatore si trovò nella patria celeste, dove continuerà la sua missione sulla mia Volontà assistendo lui il tutto dal Cielo.
Se tu sapessi la gran differenza che c’è di gloria, di bellezza, di felicità, tra chi porta, morendo, dalla terra la luce coi germi di tante felicità, e tra chi la riceve solo dal suo Creatore! C’è tale distanza, che passa in distanza più che tra il Cielo e la terra.
Oh, se sapessero i mortali il gran bene che acquistano col conoscere un vero bene, una verità, e farne sangue proprio per assorbirlo nella propria vita, farebbero a gara, dimenticherebbero tutto per conoscere una verità e darebbero la vita per metterla in pratica!” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 22; Giugno 1, 1927)


