12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12)

Seguitando [Gesù] a non venire, ho cercato di applicarmi a considerare il mistero della flagellazione. Mentre ciò facevo, quando appena, ho visto il benedetto Gesù tutto piagato e grondante sangue, e mi ha detto:
“Figlia mia, il cielo con tutto il creato ti addita l’amor di Dio, il mio corpo piagato ti addita l’amor del prossimo; tanto che la mia umanità è unita alla mia Divinità, [che] di due nature ne feci una sola Persona e così in me le due nature resi inseparabili, per cui non solo soddisfeci alla divina giustizia, ma operai la salvezza degli uomini.
E per fare che tutti assumessero questo obbligo d’amare Dio ed il prossimo, non solo ne feci un solo, ma giunsi a farne un precetto divino. Sicché le mie piaghe ed il mio sangue sono tante lingue che insegnano ad ognuno il modo d’amarsi e l’obbligo che tutti hanno di badare alla salvezza altrui.”
Dopo, prendendo un aspetto più afflitto, ha soggiunto:
“Che tiranno spietato è per me l’amore, che non solo impiegai tutto il corso della mia vita mortale in continui sacrifizi, fino a morire svenato sopra una croce, ma mi lasciai vittima perenne nel sacramento dell’Eucaristia; e questo non solo, ma tutte le mie membra predilette le tengo vittime viventi in continue sofferenze, impiegate per la salvezza degli uomini; come fra tanti ho eletto te per tenerti sacrificata per amor mio e per gli uomini.
Ah, sì, il mio cuore non trova requie né riposo se non trova l’uomo! E l’uomo, come corrisponde? Con ingratitudini enormissime!” Detto ciò è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Giugno 18, 1900)

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Continuando la mia afflizione dicevo tra me: “Non mi riconosco più; dolce vita mia, dove sei? Che cosa dovrei fare per ritrovarti? Mancando tu, amor mio, non trovo la bellezza che mi abbellisce, la fortezza che mi fortifica, la vita che mi vivifica; mi manca tutto, tutto è morte per me, e la stessa vita senza di te è più straziante di qualunque morte; ah, è sempre morire!
Vieni o Gesù, non [ne] posso più! Oh, luce suprema, vieni, non più farmi aspettare! Mi fai sentire i tocchi delle tue mani, e mentre faccio per prenderti mi sfuggi; mi fai vedere la tua ombra, e mentre faccio per guardare dentro dell’ombra la maestà, la bellezza del mio sole Gesù, sperdo ombra e sole. Deh, pietà! Il mio cuore è straziato, è lacerato a brani, non posso più vivere. Ah, potessi morire almeno!”
Mentre ciò dicevo, appena è venuto il mio sempre amabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, sono qui dentro di te; se vuoi riconoscerti vieni in me, e dentro di me vieni a riconoscerti.
Se verrai in me a riconoscerti ti metterai nell’ordine, perché in me troverai la tua immagine fatta da me e simile a me, troverai tutto ciò che [ab]bisogna a conservare e ad abbellire questa immagine; e venendo a riconoscerti in me, riconoscerai anche il prossimo in me, e vedendo come io amo te e come amo il prossimo, salirai al grado del vero amor divino, e tutto, dentro e fuori di te, le cose prenderanno il vero ordine, che è l’ordine divino.
Invece se ti vuoi riconoscere dentro di te, primo, che non ti riconoscerai davvero, perché ti mancherà il lume divino; secondo, tutte le cose le troverai in disordine e cozzeranno tra loro: la miseria, la debolezza, le tenebre, le passioni e tutto il resto.
Sarà il disordine che troverai dentro e fuori di te, che non solo [queste cose] guerreggeranno te, ma anche tra loro a chi più potrà farti male, e immaginati tu stessa in che ordine ti metteranno il prossimo.
E non solo voglio che debba riconoscerti in me, ma se vuoi ricordarti di te devi venire a farlo in me, altrimenti se vuoi ricordarti di te senza di me, farai più male che bene.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Novembre 2, 1912)

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Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa e mi ha detto:
“Figlia mia, il Creatore va in cerca della creatura per deporre nel suo grembo i beni che lui ha uscito fuori nella creazione; e perciò dispone sempre, in tutti i secoli, che ci siano anime che vadano solo in cerca di lui, affinché deponga i suoi beni in chi lo cerca e vuole ricevere i suoi doni.
Sicché il Creatore si muove dal Cielo e la creatura si muove dalla terra per incontrarsi: l’uno per dare, l’altra per ricevere. Sento tutta la necessità di dare; preparare i beni per darli e non avendo a chi poterli dare, e tenerli inoperosi per incorrispondenza di chi non se ne cura di volerli ricevere, è sempre una gran pena.
Ma sai tu in chi posso io deporre i beni da me usciti nella creazione? In chi fa sua la mia Volontà, perché essa sola le dà la capacità, l’apprezzamento e le vere disposizioni per ricevere i doni del suo Creatore, e le somministra il ricambio, la gratitudine, il ringraziamento, l’amore che è dovuto di dare per i doni che con tanta bontà ha ricevuto.
Perciò vieni insieme con me e giriamo insieme per la terra e per il Cielo, affinché deponga in te l’amore che ho uscito per amore delle creature in tutte le cose create e tu mi dia il ricambio ed insieme con me ami tutti col mio amore, e daremo amore a tutti; saremo in due ad amare tutti, non sarò più solo.
Onde abbiamo girato da per tutto e Gesù deponeva in me il suo amore che contenevano le cose create, ed io facendo eco al suo amore ripetevo con lui il ti amo di tutte le creature. Onde dopo ha soggiunto:
“Figlia mia, nel creare l’uomo gli infusi l’anima col mio alito, volendogli infondere la parte più intima del nostro interno, qual è la nostra Volontà, la quale gli portava insieme tutte le particelle, che poteva contenere come creatura, della nostra Divinità, tanto da renderlo una nostra immagine.
Ma l’uomo ingrato volle romperla con la nostra Volontà, e sebbene gli rimase l’anima, la volontà umana che prese posto invece della Divina lo offuscò, lo infettò e rese tutte le particelle divine inoperose, tanto da disordinarlo tutto e contraffarlo.
Ora volendo io disporlo di nuovo a ricevere questa mia Volontà, è necessario che io ritorni di nuovo ad alitarlo, affinché il mio alito gli metta in fuga le tenebre, le infezioni, e renda operose le particelle della nostra Divinità, [che] infusi in lui nel crearlo.
Oh, come vorrei vederlo bello, ripristinato, come lo creai! E solo la mia Volontà può operare questo grande prodigio. Perciò voglio alitarti, affinché riceva questo gran bene, che la mia Volontà regni in te e ti ridoni tutti i beni, i diritti che diedi nella creazione dell’uomo.”
E mentre ciò diceva, avvicinandosi a me mi alitava, mi guardava, mi stringeva; e mi è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Luglio 16, 1924)

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… “Figlia mia benedetta, fammi sfogare il mio amore, ascoltami. Tu devi sapere che la creatura è stata sempre con noi nella nostra mente divina, ha tenuto sempre il suo posto nel seno del suo Creatore, ed ab æterno era fregiato ciascun atto suo, pensiero, parola, opera e passo, d’un nostro amore speciale.
Sicché in ogni atto suo vi è la catena di tanti atti nostri d’amore, che involge l’atto, il pensiero, eccetera, della creatura; e questo nostro amore dà vita, alimenta le ripetizioni di tutti gli atti di essa.
Ed oh, com’è bella nella nostra mente divina!, perché essa viene formata dal soffio continuo del nostro amore, amore voluto, non forzato, amore non di necessità, ma piuttosto virtù generativa del nostro Essere Supremo, cui genera sempre e vi mette il suo amore continuo sopra delle sue opere; virtù del nostro Fiat onnipotente, che se non generasse nuove opere e non tenesse l’atto continuo d’amare, si sentirebbe come soffocato nelle sue fiamme e paralizzato nel suo moto continuo.
Ora volendo [noi] uscire la creatura dal nostro seno divino, le facciamo fare la sua piccola via nel tempo, ed il nostro amore non lascia di assalire, investire, corteggiare tutti i suoi atti col suo amore speciale; se ciò mancasse, mancherebbe la forza generativa, vivificatrice e motrice dell’essere umano.
Oh, se le creature sapessero che in ogni loro pensiero corre un nostro amore distinto, [nelle loro] parole ed opere, anche nel loro respiro e palpito, oh, come ci amerebbero e non profanerebbero con atti indegni il nostro amore sì grande!
Questa è la prerogativa del nostro amore: tutto ciò che è uscito da noi amarlo sempre, far sorgere da dentro il nostro amore tutti gli atti della creatura”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Settembre 28, 1935)

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13)

Sono sotto le onde altissime del Fiat Divino, il quale, le cose e tutti i suoi atti divini, fa vedere e toccare con mano che tutti hanno origine dal Voler Divino e tutti sono portatori d’un Volere sì santo.
Sicché fine primario di Dio, tanto nella creazione quanto nella redenzione, non fu altro il suo scopo che formare la sua vita palpitante di Volontà Divina in ciascuna creatura ed in tutto; voleva il suo posto regio e trasfusione di tutte le cose e di ciascun atto nella sua Volontà, e con giustizia e con ragione; essendo essa l’autrice di tutto e di tutti, che meraviglia che vuole il suo posto di diritto in tutto?
Onde seguendo la Divina Volontà negli atti suoi, sono giunta alla redenzione, ed il mio amato Gesù soffermandomi e sospirando mi ha detto: “Figlia mia, eppure fine primario della redenzione, nella nostra mente, fu il ripristinare il Regno della Divina Volontà nella creatura; era questo di divino che avevamo messo in essa, la nostra Volontà operante, l’atto più nobile, più bello, e che in virtù di questo noi amavamo la creatura fino alla follia, perché aveva del nostro.
Noi amavamo noi stessi in essa, e perciò il nostro amore era perfetto, pieno ed incessante, e come se non ci potessimo disfare di essa; sentivamo la nostra stessa Volontà che da dentro la creatura s’imponeva ad amarla.
E se scesi dal Cielo in terra fu l’impero, la potenza del mio Fiat, che mi chiamò, perché voleva i suoi diritti ed essere ripristinato e messo in salvo il suo atto nobile e divino.
Ci sarebbe mancato l’ordine ed avremmo agito contro natura, se scendendo dal Cielo avessi messo in salvo le creature, e la nostra Volontà, ciò che di divino, l’atto nostro più bello messo in esse, principio, origine e fine di tutto, non metterlo in salvo e [non] restituirgli il suo regno in esse.
Ma chi è che non pensa a salvare prima se stesso, e poi gli altri? Nessuno; e se non può salvare sé stesso è segno che non terrà né virtù né potere di salvare gli altri.
Col ripristinare il Regno della mia Volontà nella creatura, io facevo l’atto più grande, atto che solo può fare un Dio, cioè mettere in salvo la mia stessa vita nella creatura; e salvando me stesso tutti erano messi al sicuro, non più pericoli, perché tenevano una vita divina in poter loro, in cui avrebbero trovato tutti i beni che volevano.
Quindi la mia redenzione, la mia vita, le mie pene, la mia morte, servirà a disporre le creature ad un tanto bene e come preparativo al grande portento del Regno della mia Volontà nelle umane generazioni.
E se ancora non si vedono i frutti, la vita di esso, ciò dice nulla, perché nella mia Umanità c’è il germe, la vita del mio Fiat; quindi questo germe possiede la virtù di formare la lunga generazione di tanti altri semi nei cuori, per rigenerare in essi la ripristinazione della vita della mia Volontà nelle creature.
Perciò non vi è atto fatto dall’Ente Supremo, che non esce dalla nostra Volontà, ed è tanto il suo amore che si mette come vita nell’atto nostro, e come vita reclama i suoi diritti, che vuole svolgere la sua vita. Quindi come io potevo venire a redimere se non restituivo questi diritti alla mia Volontà?
Questi diritti per venire a redimere furono restituiti nella mia Madre celeste, nella mia Umanità, e solo perché [la mia Volontà] ebbe questi primi diritti potetti venire a redimere, altrimenti non troverei né la via né il luogo dove scendere; e la mia Umanità si compromise con essa, a via di pene, di restituirle questi diritti di farla regnare a suo tempo nell’umana famiglia.
Perciò tu prega, ed unita con me non risparmiare il sacrificio della tua vita per una causa sì santa e divina e di amore più eroico e grande verso tutte le creature”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Maggio 6, 1934)