15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.
20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

“E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi” (Gv 14,16-17)

Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù nel venire, vedendomi tutta ritrosa nel manifestare e nello scrivere ciò che lui mi dice, con un’imponenza da farmi tremare mi ha detto: “Figlia mia, la mia parola è creatrice, e quando parlo facendo conoscere una verità che mi appartiene, non sono altro che nuove creazioni divine che faccio nell’anima.
E siccome quando creai il cielo con un solo Fiat distesi i cieli e li tempestai di miliardi di stelle tanto che non c’è parte della terra dalla quale non si veda questo cielo, e se da qualche punto non si vedesse sarebbe un disonore alla potenza creatrice, e potrebbero dire che la forza creatrice non aveva potere di distendersi ovunque così le mie verità sono più che cielo che vorrei far conoscere a tutti, da un punto all’altro della terra, e come tante stelle passare di bocca in bocca per ornarmi il cielo delle verità che ho manifestato.
Se la creatura volesse occultare le mie verità, farebbe come se volesse impedirmi che creassi il cielo, e col segreto che vorrebbe mi darebbe il disonore come se una persona volesse impedire che gli altri guardassero il cielo, il sole e tutte le cose da me create, per non farmi conoscere.
Ah! Figlia mia, la verità è luce e la luce da per sé stessa si stende, ma per stendersi è necessario farla conoscere, il resto lo farà da per sé stessa, altrimenti resterà compressa, senza il bene di poter illuminare e fare la via che vuole. Perciò sii attenta e non impedirmi di poter stendere la luce delle mie verità”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Gennaio 30, 1922)

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… Onde dopo finito di scrivere mi son messa a pregare, ma col chiodo nel cuore: “Chi sa quando Gesù sarà ritornato di nuovo?”, e mi lamentavo: “Perché non mi porta ancora al Cielo?”
Quindi ricordavo le tante volte che mi aveva ridotta in fin di vita come se stessi in atto di varcare le porte del Cielo, e mentre stavano in atto di aprirsi per ricevermi nel beato soggiorno, l’ubbidienza s’era imposta sulla mia povera esistenza, e facendomi chiudere le porte, ero costretta di nuovo a rimanermi nel duro esilio della vita.
Oh, come, sebbene santa, è crudele e quasi tiranna la benedetta ubbidienza in certe circostanze! E pure pensavo tra me: “Vorrei saperlo se è stata l’ubbidienza o pure non era giunto il punto della mia esistenza quaggiù”.
Ma mentre ciò pensavo e tant’altre cose si aggiravano nella mia mente, con un’amarezza indicibile che pareva che mi attossicava, il mio sommo bene Gesù, la cara mia vita, mi ha sorpresa e facendosi vedere di nuovo mi ha detto:
“Figlia mia, tu devi sapere che nella nostra Divinità c’è l’ordine ordinario per tutta la creazione, e questo non viene spostato per qualunque incidente, né un punto né un minuto prima né un minuto dopo; la vita quando è stabilito da noi finisce, siamo immutabili a questo riguardo.
C’è anche in noi l’ordine straordinario, e siccome siamo padroni delle leggi di tutta la creazione, teniamo il diritto di mutarle quando vogliamo; ma se le mutiamo ci deve entrare dentro una grande gloria nostra ed un bene grande a tutta la creazione, né per cose piccole mutiamo le nostre leggi.
Ora, figlia mia, tu sai che l’opera più grande è stabilire il Regno della mia Volontà Divina sulla terra, farlo conoscere; non c’è bene che la creatura può ricevere se non lo conosce.
Che maraviglia dunque è la tua se abbiamo ceduto all’ubbidienza per non farti morire? Molto più che tu per il connesso che tieni col mio Fiat Divino entri nell’ordine straordinario, ed essendo ciascuna conoscenza del mio Volere Divino tante vite divine uscite dal nostro seno, ci voleva il sacrifizio della tua vita per riceverle e la privazione dello stesso Cielo, dal quale ti strappava l’ubbidienza.
Oltre di ciò essendo la mia Divina Volontà, le sue conoscenze, il suo regnare, non solo il più gran bene alla terra, [ma] è la gloria completa a tutto il Cielo, tutto il Cielo pregava che cedessi alle preghiere di chi ti comandava, ed io per riguardo del mio Volere, mentre ti aprivo le porte cedevo alle loro preghiere.
Credi tu che io non conosco il tuo grande sacrifizio, il tuo martirio continuato di starti lontana dalla patria celeste, e solo per compiere il mio Volere in chi ti veniva comandato? Che questo sacrifizio mi ha strappato le tante vite delle conoscenze del mio Fiat.
E poi ci voleva un’anima che conoscesse il Cielo e come si fa la mia Volontà Divina nel celeste soggiorno, per poter affidare i suoi segreti, la sua storia, la sua vita, che apprezzandoli ne facesse vita propria e pronta a mettere la sua vita per fare che altri potessero conoscere un sì gran bene”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 25; Febbraio 22, 1929)

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Stavo pensando al Fiat Supremo, e pensavo tra me: “Se il Voler Divino vuol formare il suo regno in mezzo alle creature, sicché prima della venuta di Nostro Signore sulla terra, quando venne, e dopo venuto, in che modo si trovava la Divina Volontà in rapporto alle creature?”
Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, la mia Volontà colla sua immensità è stata sempre in mezzo alle creature, perché essa per natura sua non c’è punto dove non si trova, e le creature non possono farne a meno di essa, sarebbe lo stesso non poter aver vita né percepirne; senza la mia Divina Volontà tutte le cose si risolverebbe[ro] nel nulla, molto più che l’atto primo di tutte le cose create è il mio Fiat Divino.
Esso è come il capo alle membra, e se uno volesse dire: ‘Posso vivere senza il capo’, ciò gli riuscirebbe impossibile, è la più grande delle pazzie solo pensarlo. Ma però il regnare è una cosa, è l’essere riconosciuta, amata, sospirata e pendere da essa come pendono le membra dal capo, questo è regnare; invece stare in mezzo alle creature non è regnare se non si pende del tutto da essa.
Ora la mia Divina Volontà, prima della mia venuta sulla terra, sebbene colla sua immensità stava in mezzo alle creature, però i rapporti che c’erano tra essa e loro erano come se [essa] vivesse in terra straniera, e [le creature] da lontano ricevevano le scarse comunicazioni, le brevi notizie che l’annunziava la mia venuta sulla terra.
Qual dolore stare in mezzo a loro e non riconoscerla, e tenerla tanto lontano dalla loro volontà come se stesse in terra straniera! Colla mia venuta, siccome io la possedevo come vita e la mia Umanità la riconosceva, l’amava e la faceva regnare, per mezzo mio si avvicinò alle creature, ed i rapporti che essa teneva con loro erano come se abitasse non più in terra straniera, ma nelle loro terre; e siccome non la conobbero né gli diedero il dominio di farla regnare, perciò non si può dire che il mio Volere Divino formò il suo regno.
Perciò la mia venuta sulla terra servì come avvicinare le due volontà, umana e divina, e metterle in intime relazioni ed aumentare le notizie di farla conoscere, tanto che insegnai il ‘Pater noster’, col far loro dire: ‘Venga il regno tuo, sia fatta la Volontà tua come in cielo così in terra’; se il mio Volere non vive come in cielo così in terra, non si può dire che tiene il suo regno in mezzo alle creature.
Ecco perciò che il tempo del regno di essa, non solo starà in mezzo a loro, ma dentro ciascuna di esse come vita perenne; e per giungere a ciò dev’essere riconosciuta com’essa sta come capo e vita primaria di ciascuna creatura.
E siccome questo capo non è riconosciuto, non fluisce nelle membra la sua forza, la sua santità, la sua bellezza alle membra, né fa scorrere il suo sangue nobile e divino nelle vene di esse, perciò non si vede la vita del cielo nelle creature.
Ecco, perciò amo tanto che la mia Divina Volontà sia conosciuta: la conoscenza farà sorgere l’amore, e sentendosi amata e sospirata si sentirà tirata a venire a regnare in mezzo alle creature”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 26; Luglio 24, 1929)

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… “Figlia mia, il nostro amore dà dell’incredibile. Quando dobbiamo manifestare una verità che riguarda la nostra Volontà, primo l’amiamo in noi stessi, la facilitiamo, l’adattiamo alla intelligenza umana, affinché [al]la creatura le riesce facile comprenderla e farla vita propria, la corrediamo del nostro amore, e poi la facciamo conoscere come spasimante d’amore che vuol darsi a loro, come vita che sente il bisogno che vuol formarsi in esse.
Ma [di] ciò non contenti, purifichiamo l’intelligenza umana, la investiamo colla nostra luce, la rinnoviamo, affinché conosce la nostra verità, se la bacia, se la chiude in sé stessa e le dà tutta la libertà di formare la sua vita, per restare trasformata nella stessa verità.
Perciò ogni nostra verità porta la nostra vita divina nella creatura, [vita] spasimante che ama e vuol essere amata. Ed il nostro amore è tanto, che ci adattiamo alle umane condizioni per facilitare la conoscenza, perché se ci conosciamo è facile vincere la volontà umana per farla nostra, ed essa avrà interesse di possedere il suo Dio.
Senza conoscenza le vie son chiuse, rotte le comunicazioni, e noi restiamo come il Dio lontano dalla creatura, mentre stiamo dentro e fuori di loro, e loro restano lontani da noi. Nessuno può possedere un bene se non lo conosce.
Perciò vogliamo far conoscere che [per] chi vive nella Divina Volontà ed opera in essa, tutto diventa vita divina in essa; possedendo il mio Fiat, la sua virtù creatrice [in] tutto ciò che [la creatura] fa – se pensa, se parla, se opera, se cammina, se ama – stende la sua vita e pensa, parla, opera, cammina ed ama, forma la creazione operante, parlante.
La creatura le serve come continuare la sua creazione, anzi fare cose più belle ancora. Quindi la creazione non finì, ma continua ancora nelle anime che vivono nel nostro Volere.
E se nella creazione si vede l’ordine, la bellezza, la potenza delle nostre opere, nella creatura si vedrà l’amore, l’ordine, la bellezza, la nostra virtù creatrice, ripetente tante nostre vite divine per quante volte ci ha prestati i suoi atti per farci operare.
La creatura è vita, non è opera come la creazione, perciò sentiamo un amore irresistibile di formare vite nostre in essa. Ed oh, come ci dilettiamo, come siamo contenti, come il nostro amore trova il suo riposo e la nostra Volontà il suo compimento, qual è di formare la nostra vita in essa!
Invece [per] chi non vive nel nostro Volere, le sue opere e passi sono senza vita, come pitture dipinte che non possono né ricevere vita né darla, né possono produrre nessun bene; perché non possono, né ci può essere né vita né bene senza della mia Volontà…”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Agosto 12, 1938)

“Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14, 21)

Mentre seguivo gli atti del Fiat sono giunta al punto della creazione dell’uomo, e pensavo tra me con quanto amore poteva amare il Signore l’Adamo innocente, prima di peccare. Ed il mio amato Gesù sorprendendomi mi ha detto: “Figlia mia, mi amò tanto per quanto a creatura è possibile.
Lui era un complesso d’amore, neppure una fibra era vuota dell’amore verso il suo Creatore; sentiva al vivo palpitante nel suo cuore la vita del suo Creatore. Già il vero amore chiama in ogni istante colui che ama, e dandogli col suo amore la sua vita, riprende per vita propria colui che ama.
Ora amando [la creatura] la mia Volontà Divina, [la mia Volontà] trova nella creatura se stessa, la facilità del suo regime; nulla si oppone al suo dominio, il suo posto nobile è da Re dominante, forma il suo sospirato regno in essa.
Quando la creatura mi ama quanto più può, nessun vuoto di Dio si può trovare in essa, anzi col suo amore mi chiude nel centro dell’anima sua, in modo che non posso uscire né posso liberarmi da essa; e se potessi uscire, ciò che io non faccio mai, se ne verrebbe appresso a me, senza poterci né io né essa separarci, perché l’amore sono io stesso.
Perciò chi mi ama davvero può dire: ‘Ho vinto colui che mi ha creata; l’ho dentro di me, lo posseggo, è tutto mio, nessuno me lo può togliere’…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Novembre 24, 1935)

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… “Figlia mia benedetta, il parlare della mia Volontà è per me la festa più grande, ed il Cielo si unisce con me a festeggiare; e come [gli abitatori celesti] mi veggono parlare del mio Volere, si mettono tutti sull’attenti ad ascoltarmi.
Non vi è festa più bella che posso dare a tutta la corte celeste, che parlare della mia Divina Volontà; essa fa sorgere l’amore operante nelle anime in terra, e beatificante in Cielo. Dove non vi è amore io non mi muovo né vado, né so che farne della creatura.
E poi l’amore che fa sorgere la mia Volontà è immenso, e chi vive in essa non vi è punto dove non si trova tutta investita e come impacciata dal mio amore: ha subìto la nostra stessa sorte, perché amiamo dovunque e da per tutto, amiamo tutti e sempre.
Sicché sentiamo che ci ama nei cuori di tutti; il suo amore corre ovunque e ci ama nel sole, nel cielo, nello scintillio delle stelle, nei gemiti del vento, nel mormorio del mare, nel guizzo dei pesci, nel canto dell’uccellino; sentiamo che ci ama anche nei cuori degli angeli e santi, fino nel nostro Seno Divino.
Tutti le dicono: ‘Sii la benvenuta; oh, come ti aspettavamo! Vieni a prendere il tuo posto d’onore, vieni ad amare in noi il nostro Creatore!’ La mia Volontà se la tiene gelosa, stretta con sé, ed innondandola sempre di nuovo amore si fa fare i canti d’amore, le nenie d’amore, dolci incanti d’amore, [si fa] ferire d’amore; pare che dica: ‘Ho trovato chi mi ama e voglio godermela; non mi sentirei felice se non mi dice sempre e da per tutto: ti amo, ti amo’.
Sicché l’anima che vive nella nostra Volontà sarà il nostro trionfo, la nostra vittoria, la depositrice del nostro amore, la nostra gloria continua. Il mio amore sente il bisogno della compagnia di questa creatura, per sfogare il mio e avere il suo; perciò voglio respirare insieme con essa, palpitare ed operare insieme, l’unione sa produrre gioie più belle, contenti ineffabili, opere più grandi, amore più intenso.
Ora la mia Volontà darà tant’amore a questa creatura che vive in essa, da potere innondare tutta la creazione; [la creatura] stenderà un nuovo cielo d’amore su tutte le umane generazioni, in modo che [il Voler Supremo] si sentirà abbracciato, amato dall’amore di questa, dato da lui stesso, dovunque, in ciascuno e da per tutto; e mentre [la creatura] se lo abbraccia ed ama gli dirà: ‘Vieni, o Voler Supremo, a regnare sulla terra, investi tutte le generazioni, vinci e conquidi tutti!’
Non vedi com’è bello il vivere in esso, avere il tuo amore in [tuo] potere, che contiene tale potenza e virtù che nessuno potrà resistere? Quindi quando questo amore sarà giunto ad investire tutto e tutti, siccome è amore di una creatura che ha vissuto nel nostro Fiat, che porta con sé il vincolo dell’umana famiglia, ci faremo vincere, abbatteremo tutti gli ostacoli ed avremo il nostro regno sulla faccia della terra.
Perciò prega e serviti di tutte le cose per chiedermi che venga a regnare come in Cielo così in terra…”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 35; Novembre 20, 1937)