37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

“Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me” (Mt 10, 37)

Dopo di ciò stavo pensando al dolore quando la mia Mamma, dolente e trafitta nel cuore, si separò da Gesù lasciandolo morto nel sepolcro; e pensavo tra me: “Come può essere possibile che ebbe tanta forza di lasciarlo? È vero ch’era morto, ma era sempre il corpo di Gesù. Come il suo amore materno non la consumò piuttosto, per non farle dare un passo solo lontano da quel corpo estinto, che eroismo! che fortezza!” Ma mentre ciò pensavo il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, vuoi tu sapere come la mia Mamma ebbe la forza di lasciarmi? Tutto il segreto della forza stava nella mia Volontà regnante in lei. Essa viveva di Volontà Divina, non umana, e perciò conteneva forza immensurabile. Anzi tu devi sapere che quando la mia trafitta Mamma mi lasciò nel sepolcro, il mio Volere la teneva immersa in due mari immensi: l’uno di dolore e l’altro, più esteso, di gioie e di beatitudini; e mentre quello del dolore le dava tutti i martirii, quello delle gioie le dava tutti i contenti, e la sola [sua] bell’anima mi seguì nel limbo ed assistette alla festa che mi fecero tutti i patriarchi, i profeti, suo padre e sua madre, il nostro caro San Giuseppe.
Il limbo diventò paradiso colla mia presenza ed io non potetti farne a meno di far partecipe colei che mi era stata inseparabile nelle mie pene, di farla assistere a questa prima festa delle creature. E fu tanta la sua gioia, che ebbe la forza di separarsi dal mio corpo, ritirandosi ed aspettando il compimento della mia risurrezione come compimento della redenzione. La gioia la sosteneva nel dolore ed il dolore la sosteneva nella gioia.
[A] chi possiede il mio Volere non può mancare né forza né potenza né gioia, ma tutto tiene a sua disposizione. Non lo sperimenti in te stessa quando sei priva di me e ti senti consumare? La luce del Fiat Divino forma il suo mare di felicità e ti dà la vita”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Aprile 16, 1927)

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… Mio adorabile Gesù, mentre insieme con te ho preso parte ai tuoi dolori e a quelli dell’afflitta Mamma, vedo che ti decidi a partire per andare dove il Voler del Padre ti chiama. È tanto l’amore tra Figlio e Madre che vi rende inseparabili, per cui tu ti lasci nel cuore della Mamma, e la Regina e dolce Mamma si depone nel tuo, altrimenti vi sarebbe stato impossibile il separarvi. Ma poi, benedicendovi a vicenda, tu le dai l’ultimo bacio per rafforzarla negli acerbi dolori che sta per sostenere, le dai l’ultimo addio, e te ne parti.
Ma la pallidezza del tuo volto, le tue labbra tremanti, la tua voce soffocata come se volesse dare in pianto nel dirle addio, ah, tutto mi dice quanto l’ami e soffri nel lasciarla! Ma per adempiere la Volontà del Padre, coi vostri cuori fusi uno nell’altro, a tutto vi sottoponete, volendo riparare per quelli che, per non vincere le tenerezze dei parenti ed amici, ed i vincoli e gli attaccamenti anche leciti e santi, non si curano di adempiere il Voler santo di Dio e di corrispondere allo stato di santità a cui Dio li chiama.
Qual dolore non ti danno queste anime nel respingere dal loro cuore l’amore che vuoi dar loro, per contentarsi dell’amore delle creature! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; dalle 6 alle 7 del pomeriggio: Gesù si separa dalla sua Santissima Madre e s’avvia al Cenacolo)

“Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10, 39)

… “Figlia mia, perché temi? Non vuoi che io giuochi con te? Tu non ci metterai altro di tuo che la piccola fiammella della tua volontà che io stesso ti diedi nel crearti. Sicché tutto l’azzardo dei miei beni sarà mio; non vuoi essere tu la copia della Mamma mia? Perciò vieni insieme con me innanzi al trono divino e vi troverai la fiammella della volontà della Regina del cielo ai piedi della Maestà Suprema, che lei mise al giuoco divino, perché per giuocare bisogna mettere sempre qualche cosa di proprio, altrimenti chi vince non ha che prendere e chi perde non ha che lasciare.
E siccome io vinsi nel giuoco con la Mamma mia, lei perdette la fiammella della sua volontà; ma felice perdita! Con l’avere perduta la sua piccola fiammella, lasciandola come omaggio continuo ai piedi del suo Creatore, formò la sua vita nel gran fuoco divino, crescendo nel pelago dei beni divini, e perciò potette ottenere il Redentore sospirato.
Ora spetta a te di mettere la fiammella della tua piccola volontà accanto a quella della mia inseparabile Mamma, affinché anche tu ti formi nel fuoco divino, cresci coi riflessi del tuo Creatore, onde poter trovare grazia presso la Suprema Maestà di poter ottenere il sospirato Fiat.
Queste due fiammelle si vedranno ai piedi del trono supremo per tutta l’eternità, che non hanno avuto vita propria, ed una [per] ottenere la redenzione e l’altra il compimento della mia Volontà, unico scopo della creazione, della redenzione e della mia rivincita del mio giuoco d’azzardo nel creare l’uomo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 19; Marzo 9, 1926)

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… “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà tiene in sé stessa questa Divina Volontà dominante e regnante; l’anima è posseditrice, la tiene in suo potere, e mentre essa possiede il Divin Volere, tiene in suo potere la sua forza, la sua santità, la sua luce, i suoi beni, il Divin Volere possiede l’anima e, tenendola in suo potere, le debolezze umane, le passioni, le miserie e l’umana volontà stanno sotto la potenza irremovibile e santità della Suprema Volontà, quindi innanzi a questa potenza si sentono perdere la vita.
Sicché la debolezza si sente vinta dalla forza irresistibile del Fiat Divino, le tenebre si sentono vincere dalla luce, le miserie dalle sue ricchezze infinite, le passioni dalle sue virtù, l’umana volontà dalla Divina. Che differenza fra chi vive nel mio Volere e quella che fa solo la mia Volontà!
La prima la possiede e la tiene a sua disposizione, la seconda è sottostante ad essa e secondo le sue disposizioni la riceve; e dal possederla al riceverla c’è distanza come dal cielo alla terra, c’è distanza come [tra] chi possiede immensa ricchezza e chi giorno per giorno riceve ciò che [è] di assoluta necessità.
Perciò chi fa la mia Volontà e non vive in essa è costretta a sentire la debolezza, le passioni e tutti gli stracci e miserie che sono il corredo dell’umana volontà. Tale fu lo stato di Adamo prima di sottrarsi dalla Divina Volontà. Essa le fu data dal suo Creatore come il dono più grande, perché conteneva tutti i beni in uno. Lui la possedeva, la dominava e si faceva reggitore di questa Volontà Divina, perché Dio stesso ne aveva dato il diritto di padroneggiarla.
Quindi era padrone della forza, della luce, della santità, della felicità di questo eterno Fiat. Invece quando si sottrasse da essa perdette il possesso ed il dominio e si ridusse a ricevere, non a possedere come cosa propria, gli effetti della mia Volontà secondo le sue disposizioni; e chi si trova in condizioni di ricevere è sempre povero, non è mai un ricco, perché il ricco possiede, non riceve, e sta in condizione di poter dare agli altri parte dei suoi beni”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Maggio 8, 1927)

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Sono tra le braccia della Divina Volontà, sebbene sotto il torchio delle privazioni del mio dolcissimo Gesù. Senza di lui le ore sono secoli, i giorni sono interminabili, ed oh, come rimpiango la sua dolce ed amabile presenza e sento tutta la durezza del mio lungo esilio!
Ma mentre gemo e sospiro, il Fiat Divino fa scorrere la sua luce sopra del mio dolore ed attutendolo mi fa scorrere nelle onde eterne dei suoi atti, per unire i miei coi suoi e farne un solo.
Ah, mi sembra che non mi dà il tempo neppure a dolermi d’essere priva di colui che tanto mi ama ed amo! La sua luce s’impone su tutto, eclissa ed assorbe tutto, vuole tutto per sé né permette di perdere tempo anche sulle cose più sante, qual è la privazione di Gesù.
Ma mentre nuotavo nel mare del dolore, la cara mia vita, appena come lampo che fugge, visitando la piccola anima mia mi ha detto: “Figlia buona, coraggio; lasciati guidare dalla luce della mia Divina Volontà, la quale ti saprà convertire i dolori, le pene, le mie stesse privazioni, in pace perenne e in conquiste divine.
La natura della sua luce è eclissante, corroborante, fortificante, e dove la sua luce giunge, il dolore perde la forza e la vita, e [la luce] lo cambia in conquiste ed in gioie, perché la forza della sua luce [lo] supera e dove prende il suo posto tutte le altre cose perdono la vita.
E se innanzi alla luce della mia Divina Volontà si sentono altri effetti e desideri, significa che la pienezza della sua luce non è piena nell’anima né vi regna in modo assoluto. Il suo regno è regno assoluto, non condizionato, perciò tiene il supremo diritto di assorbire tutto, di far perdere la vita a tutte le altre cose, e di convertire tutto in Volontà Divina.
Tu devi sapere che ogni qual volta la creatura fa i suoi atti nella mia Volontà, una rugiada benefica le piove addosso, la quale le conserva la freschezza divina e le dà l’oppio a tutto ciò che ad essa non appartiene. Ed oh, come è bello vederla sempre fresca nei suoi atti, fresca nel suo amore, nel suo dolore, in atto aspettativo di ricevere la sua rugiada per riceverne l’oppio, per convertirlo in dolce conquista di Voler Divino! La freschezza rende amabile, attraente, tanto una persona quanto un oggetto; le cose vecchie non piacciono a nessuno.
E perciò io amo tanto chi vive nella mia Divina Volontà, perché sento in essa la nostra freschezza divina, i nostri soavi profumi; insomma dà di roba nostra, ed il tuo Gesù chiude nel mio Cuore Divino questa amata creatura, e la vado formando, crescendo tutta di mia Volontà. Sicché questa nobile schiera dei figli del mio Volere saranno formati nel mio Cuore Santissimo, come tante piccole regine di figlie del gran Re”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Agosto 7, 1932)

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La mia piccola mente si sentiva riempita delle dolci lezioni del mio amabile Gesù, ed impensierita voleva suscitarmi dubbi e timori, e sebbene so che quando Gesù vuole fa giungere l’anima dove vuole e come vuole, né ci sono leggi per lui né si fa dettare legge da nessuno né dà retta alle vedute umane, anzi ne fa sempre delle nuove per confonderli né si fa mettere il passo avanti alla potenza del suo amore, chiunque sia, per quanti dubbi e difficoltà possono dire e fare, anzi se ne fa una burla di loro e li fa restare nelle loro chiacchiere e fa i fatti con l’anima che ha eletta; ma con tutto ciò la mia fragilità ricordava le mie vicende dolorose e mi sentivo scossa e dicevo: “Chi sa quanti dubbi faranno su questo modo di dire di Gesù!” E mi sentivo tutta afflitta ed oppressa.
Ma Gesù che vigila la povera anima mia, ripetendo la sua visitina, tutto bontà mi ha detto: “Figlia benedetta, non ti dar pensiero di nulla; la mia Volontà tiene virtù di far morire tutto ciò che ad essa non appartiene e di ricambiare in vita di luce le stesse debolezze e miserie della creatura.
Tutto ciò che ti dico non è virtù di essa, ma è virtù e potenza della mia Volontà che tutto può. La mia Volontà simboleggia il sole, che come sorge mette in fuga le tenebre, le fa scomparire e morire, e come investe la terra così dà a tutte le cose la sua vita di luce. Così il mio Volere: come la creatura si fa investire dalla potenza della sua luce, così le tenebre la lasciano, i suoi mali muoiono e vengono ricambiati in vita di luce.
E chi ciò non comprende significa ch’è analfabeta, e perciò non comprende né che cosa è la mia Volontà né che può fare né dove può giungere chi vive in essa e che si fa investire dalla sua luce. Quindi lasciali dire. Io farò i fatti e loro resteranno con le parole. Se non hanno fatto uno studio profondo, che vuoi che comprendono? Forse saranno dotti, dottori di altre cose, ma della mia Volontà saranno sempre ignorantelli. Perciò mettiamoli da parte e pensiamo a fare non parole, ma veri fatti.
Tu devi sapere che chi opera nella mia Divina Volontà, le sue opere, i suoi atti, le sue adorazioni, il suo amore verso Dio, vengono fatti e formati nell’ambito dell’eternità, perché la mia Divina Volontà è eterna, e tutto ciò che si può fare in essa non esce da dentro l’eternità e restano confermate per sempre in opere, adorazioni, amore divino e perenne.
Si possono chiamare opere della creatura trasfusa in Dio, nelle quali Dio stesso ha operato; l’umano non entra né nel Voler Divino né nell’eternità, e se entra deve perdere la vita per riacquistare la vita e le opere di Dio medesimo. Perciò chi vive nel nostro Volere viene guardato da noi non nel tempo, ma nell’eternità; e per decoro ed onor nostro, i suoi atti devono essere atti nostri, il suo amore amor nostro.
Sentiamo che la creatura viene nel nostro Volere per darci l’occasione di farci operare, e di darle il nostro amore per farci amare col nostro medesimo amore. Tutto dev’essere nostro e tutto ciò che fa dev’essere coniato con l’immagine del suo Creatore. Invece chi opera fuori della mia Volontà Divina opera nel tempo; ama, adora nel tempo, viene guardato nel tempo. E tutto ciò che si fa nel tempo sono opere senza conferma, anzi devono aspettare il giudizio per essere o confermate o condannate, oppure purificate dal fuoco del purgatorio, e sono guardate come opere di creature nelle quali può mancare pienezza di santità, pienezza d’amore e pienezza di valore infinito.
Tutto al contrario [per] chi vive ed opera nella nostra Volontà: essendo atti nostri, tutto è pienezza di santità, d’amore, di bellezza, di grazia, di luce e di valore infinito; c’è tale distanza tra l’uno e l’altro che se tutti la comprendessero, oh, come sarebbero attenti a vivere nel nostro Volere, affinché restassero svuotati dell’atto umano e riempiti dell’atto operante d’una Volontà Divina!
Quindi sii attenta e non fare nulla che non sia trafilato e svuotato dalla luce della mia Volontà, e mi darai il sommo contento di mettermi all’opera e di farmi operare da quel Dio che sono. Perciò in essa ti aspetto sempre per muovere il passo per venirti incontro, per stenderti le braccia, affinché opera in te, per aprire la bocca e trattenermi con te in dolce conversazione, per manifestarti gli arcani segreti del mio Fiat Supremo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Novembre 6, 1932)

“Chi accoglie voi accoglie me” (Mt 10, 40)

Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre e tutto amabile Gesù è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, tutto ciò che fai per me, anche un respiro, entra in me come pegno del tuo amore per me, ed io in contraccambio te li do a te i miei pegni d’amore.
Sicché l’anima può dire: ‘Io vivo dei pegni che mi dà il mio diletto Gesù’.”
Poi ha soggiunto: “Figlia diletta mia, vivendo tu della mia vita, la tua vita si può dire che è finita, non più vivi; onde non vivendo più tu, ma io, tutto ciò che ti fanno, piaceri o dispiaceri, io lo ricevo come fatto a me proprio, e ciò lo puoi comprendere da questo: che ciò che ti fanno, o piaceri o dispiaceri, tu non senti niente.
Ciò significa che ci deve essere un altro che deve sentire quel piacere o dispiacere; e chi altro lo può sentire se non io che vivo in te e che ti amo tanto tanto?” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 11; Febbraio 18, 1912)

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… “Figlia mia, tutto ciò che tu soffri nelle braccia, nelle gambe e nel cuore, offrilo insieme con le sofferenze delle mie membra, con la recita di cinque Gloria Patri, ed offrilo alla divina giustizia per la soddisfazione delle opere, dei passi e dei desideri cattivi dei cuori, che continuamente si commettono dalle creature; unisci poi le sofferenze delle spine e delle spalle [alle mie sofferenze], con la recita di tre Gloria Patri, ed offrilo per la soddisfazione delle tre potenze dell’uomo, tanto disformate da non più riconoscere la mia immagine in loro.
E cerca di mantenere la tua volontà sempre unita a me ed in continua attitudine d’amarmi; la tua memoria sia il campanello che continuamente risuona in te e ti ricorda ciò che ho fatto e patito per te e quante grazie ho fatto all’anima tua, per ringraziarmi ed essermi riconoscente, ché la riconoscenza è la chiave che apre i tesori divini; il tuo intelletto non ad altro pensi, si occupi, che di Dio.
Se ciò farai ritroverò in te la mia immagine e ne prenderò la soddisfazione che non posso ricevere dalle altre creature. E questo lo farai di continuo, perché se continua è l’offesa, continua dev’essere la soddisfazione”.
Onde io ho soggiunto: “Ah, Signore, come mi son fatta cattiva, fin golosa son diventata!”
E lui: “Figlia mia, non temere, quando un’anima fa tutto per me, tutto ciò che prende, fino gli stessi ristori, io li ricevo come se ristorasse il mio corpo sofferente; e quelli che [glie]li danno, li ritengo come se li dessero a me stesso, tanto che se non li dessero, io ne sentirei pena.
Ma per toglierti ogni dubbio, ogniqualvolta ti daranno qualche ristoro e ne sentirai necessità di prenderlo, non solo lo farai per me, ma aggiungerai: ‘Signore, intendo di ristorare il tuo corpo sofferente nel mio’”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 5; Giugno 6, 1903)