XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – B – (Mc 6,30-34)
30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
“Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’»” (Mc 6,31)
Trovandomi fuori di me stessa, mi pareva che fosse notte e vedevo tutto l’universo, tutto l’ordine della natura, il cielo stellato, il silenzio notturno; insomma mi pareva che tutto avesse un significato.
Mentre ciò vedevo, mi pareva vedere Nostro Signore che prendendo la parola su ciò che vedevo ha detto: “Tutta la natura invita ad un riposo, ma qual è il vero riposo? È il riposo interno, il silenzio di tutto ciò che non è Dio.
Vedi le stelle scintillanti di luce temperata, non abbagliante come il sole, il sonno, il silenzio di tutta la natura, degli uomini e fin degli animali, che tutti cercano un luogo, una tana dove starsene in silenzio e riposarsi dalla stanchezza della vita.
Se ciò è necessario per il corpo, molto più per l’anima. È necessario riposarsi nel suo proprio centro che è Dio. Ma per potersi riposare in Dio è necessario il silenzio interno, come al corpo è necessario il silenzio esteriore per potersi placidamente addormentare.
Ma qual è questo silenzio interiore? È di far zittire le proprie passioni col tenerle a posto, di imporre silenzio ai desideri, alle inclinazioni, agli affetti, insomma, a tutto ciò che non chiama Dio.
Or qual è il mezzo per giungere l’uomo a ciò? L’unico mezzo ed assolutamente necessario è di disfare il proprio essere secondo la natura, ridurlo al nulla come un nulla era prima che fosse creato; e quando avrà ridotto al nulla il suo essere, riprenderlo in Dio. Figlia mia, tutte le cose dal nulla hanno principio.
Questa stessa macchina dell’universo che tu rimiri con tanto ordine, se prima di crearla fosse stata ripiena d’altre cose, non avrei potuto mettere la mia mano creatrice per farla con tanta maestria e renderla tanto splendida ed ornata; al più avrei potuto disfare tutto ciò che ci poteva essere, e poi rifarla come a me piaceva.
Ma siamo sempre lì, che tutte le mie opere dal nulla hanno principio, e quando c’è mischianza di altre cose non è decoroso della mia Maestà scendere ed operare nell’anima; ma quando l’anima si riduce al nulla e risale a me e prende il suo essere nel mio, allora io vi opero da quel Dio che sono, e l’anima vi trova il vero riposo. Eccoti che tutte le virtù dall’umiltà e dall’annientamento di sé stesso hanno principio.”
Chi può dire quanto comprendevo su ciò che mi diceva il benedetto Gesù? Oh, come felice sarebbe l’anima mia se potessi giungere a disfare il mio povero essere per poter ricevere dal mio Dio il suo Essere Divino! Oh, come mi nobiliterei, come resterei santificata! Ma quale sciocchezza è la mia? dove mi abbia il cervello se ancor non lo faccio?
Che miseria umana che, invece di cercare il suo vero bene e di prendere il suo volo in alto, si contenta di arrampicarsi per terra e di vivere nel fango e nel marciume! (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 3; Maggio 20, 1900)
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Questa mattina mi sentivo tutta oppressa ed afflitta, coll’aggiunta che il benedetto Gesù non si faceva vedere; onde dopo molto aspettare, è uscito da dentro il mio interno ed aprendomi il suo cuore mi metteva dentro, dicendomi:
“Statti dentro di me, lì solo troverai la vera pace e stabile contento, perché dentro di me non penetra nulla di ciò che non appartiene alla pace e contentezza; e chi dimora in me non fa altro che nuotare nel pelago di tutti i contenti.
Mentre poi, all’uscire fuori di me, ancorché l’anima non si brigasse di niente, solo a vedere le offese che mi fanno ed il modo come mi dispiacciono, già viene a partecipare alle afflizioni, e ne resta perturbata.
Perciò tu di tanto in tanto dimenticati di tutto, entra dentro di me e vieni a gustare la mia pace e felicità, poi esci fuori e fammi l’ufficio della mia riparatrice.” Detto ciò è scomparso. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Novembre 2, 1900)
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Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia mia, in che dolorose condizioni mi mettono le creature! Io sono come un padre ricchissimo e che sommamente ama i suoi figli, ed i figli sommamente ingrati, mentre il padre vuol vestire i figli, questi rifiutano le vesti e vogliono restare ignudi.
Il padre dà loro il cibo e questi vogliono restare digiuni, e se mangiano si cibano di cibi sporchi e vili; il padre dona loro le ricchezze, li vuole tenere intorno a lui, dà loro la sua stessa abitazione, ed i figli nulla vogliono accettare e si contentano di andare raminghi, senza tetto e poveri.
Povero padre, quanti dolori, quante lacrime non versa! Sarebbe meno infelice se non avesse che dare, ma tenere i beni e non averne che fare e vedere i suoi figli perire, questo è dolore che supera ogni dolore. Tale son io: voglio dare e non vi è chi prenda.
Sicché le creature sono causa di farmi versare lacrime amare e dolore continuo. Ma sai tu chi rasciuga le mie lacrime e mi cambia il dolore in gioia? Chi vuol stare sempre insieme con me, chi prende con amore e con filiale fiducia le mie ricchezze, chi si ciba alla mia stessa mensa e chi si veste delle mie stesse vesti; a questi io dono senza misura, sono i miei confidenti e li faccio riposare sul mio stesso seno.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Settembre 21, 1921)
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… “Figlia mia, coraggio, non ti preoccupare tanto, sentire il peso della propria volontà dice nulla, è una pena più dolorosa di tutte le altre pene, e se tu l’avessi voluta non sarebbe più pena, ma la pena si cambierebbe in soddisfazione; sentire è una cosa, volere è l’altra. Quindi togliti il pensiero che fai sempre peccati perché senti la tua volontà.
Perciò non temere, io ti sto guardando e quando veggo che essa vuole la vita nelle cose tue, io ti do la pena per farla morire di pena; perciò fidati del tuo Gesù, perché quello che ti fa più male è la sfiducia; ah, è sempre essa che mi fa stare le anime inquiete, anche quando le tengo strette nelle mie braccia! E poi questa pena di sentire il peso delle umane volontà, oh, quanto la sentì più al vivo il tuo Gesù, che mi durò tutta la vita; perciò la mia e la tua uniamole insieme ed offriamole per il trionfo della mia Volontà nelle anime.
Quindi metti tutto da parte e vieni a riposarti nella mia Divina Volontà; essa con tanto amore ti aspetta nel centro del mio cuore per amarti, ed il più bello amore che vuol darti è il riposo nelle pene che tu soffri; oh, com’è dolce, refrigerante, vedere riposare la nostra figlia che amiamo e ci ama! E mentre riposa vuol piovere su di te la celeste rugiada della luce della mia Divina Volontà.
Essa nell’unità della sua luce fa sempre un atto, né cessa mai di farlo, ed un atto allora si può chiamare compiuto, quando non è soggetto ad interruzione. Quest’atto non mai interrotto dice tutto, abbraccia, ama tutti; dalla sua altezza, in cui quest’atto non dice mai basta, getta una infinità d’effetti che gli fa tenere come nel proprio pugno Cielo e terra, e comunica alle creature la rugiada celeste degli effetti della sua santità, del suo amore e della sua vita divina.
Ma questi effetti per la creatura si convertono in atti, in modo che sente in sé l’atto della vita divina, della luce della nostra santità, dell’amore, e la creatura che vive nella mia Volontà vi forma la sua vita, il suo alimento, e cresce sotto la pioggia della rugiada celeste dell’atto solo del suo Creatore.
E questi effetti cambiati in atti nella creatura, formano il suo piccolo sole, che coi suoi piccoli riflessi dice: ‘Amore, gloria, onore continuo a chi mi ha creata’. Sicché il sole divino ed il sole formato dalla mia Volontà Divina nella creatura, s’incontrano continuamente, si feriscono, si trasforma il piccolo sole nell’immenso sole dell’Eterno, e formano vita insieme amandosi con amore reciproco e non mai interrotto.
Quest’amore continuo inebria ed addormenta l’umano volere e dà il più bel riposo alla creatura”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 29; Marzo 23, 1931)
“Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore” (Mc 6,34)
Trovandomi nel solito mio stato, mi son trovata fuori di me stessa, onde dopo aver girato e rigirato in cerca di Gesù, ho trovato invece la Regina Mamma, ed oppressa e stanca com’ero le ho detto: “Dolcissima Mamma mia, ho perduto la via per trovare Gesù, non so più dove andare né che fare per ritrovarlo.” E mentre ciò dicevo, piangevo. Ed ella mi ha detto:
“Figlia mia, vieni appresso a me e troverai la via e Gesù, anzi voglio insegnarti il segreto come potrai star sempre con Gesù e come vivere sempre contenta e felice, anche su questa terra, cioè fissarti nel tuo interno che solo Gesù e tu ci siate nel mondo, e nessun altro, a cui solo devi piacere, compiacere ed amare, e da lui solo aspettare d’essere riamata e contentata in tutto.
Stando in questo modo tu e Gesù, non ti farà più impressione se sarai circondata da disprezzi o lodi, da parenti o stranieri, da amici o nemici; solo Gesù sarà tutto il tuo contento e solo Gesù ti basterà per tutti. Figlia mia, fino a tanto che tutto ciò che esiste quaggiù non scomparisca affatto dall’anima, non si può trovare vero e perpetuo contento.”
Ora mentre ciò diceva, come da dentro un lampo è uscito Gesù in mezzo a noi, ed io me lo sono preso e l’ho portato con me, e mi son trovata in me stessa. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 4; Agosto 21, 1901)
“Si mise a insegnare loro molte cose” (Mc 6, 34)
… “Mia piccola figlia della mia Volontà, come a figlia sua sento il bisogno d’amore che la figlia conosce i suoi segreti. Se spesso ciò non facessi, resterei soffocato dalle onde altissime d’amore che da me si sprigionano, sicché il parlarti della mia Volontà è per me refrigerio, è sollievo, è balsamo, che mitigano le mie fiamme per non farmi restare soffocato e bruciato dal mio amore. Sono Gesù tutto amore, ed il mio più grande amore lo manifesto nel parlare del mio Volere Divino.
Ma sai perché? L’essenza della nostra vita viene riconosciuta col parlare di esso, ed il mio Fiat nella mia parola biloca e ripete la nostra vita in mezzo alle creature; né c’è gloria più grande per noi né pienezze di sfogo del nostro amore eccessivo, che vedere la nostra vita bilocata per darsi, insediarsi, farla nostro luogo di centro per quanto la creatura è capace; è un regno di più d’amore e di Volontà nostra che acquistiamo.
Quindi la nostra opera creatrice non finì, ma continua; ma non col creare nuovi cieli e soli nell’universo, no, no, ma il nostro Fiat Divino si è riservato di continuare la creazione in virtù della sua potenza creatrice, che come pronunzia il suo Fiat, di creare, bilocare, ripetere la nostra vita divina in mezzo alle creature; continuazione di creazione più bella non ci può essere, perciò prestami attenzione ed ascoltami.
La nostra Maestà Suprema tiene stabilite ab æterno tutte le verità della Divina Volontà che deve manifestare, le quali stanno come tante regine nel nostro Ente Divino aspettando con amore invitto di prendere la via per la terra, per portare come regine il gran bene alle creature, di queste conoscenze del nostro Fiat, le quali porteranno l’ufficio d’insegnante per formarle a secondo le verità che annunziano.
Queste regine delle mie verità daranno il primo bacio della vita del Fiat e saranno dotate di virtù trasformatrici e di trasformare nella stessa verità coloro che le ascoltano, e si rimarranno con loro, pronte ai loro bisogni, per aiutarli ed istruirli; saremo tutto amore per essa, disposti a dar loro ciò che vogliono, purché le ascoltano e si faranno condurre e maneggiare da loro.
Ora tutte le verità sulla nostra Volontà, non tutte sono uscite ancora, e quelle che rimangono aspettano con ansia di partire da dentro la nostra Divinità, per compiere il loro ufficio ed essere portatrici e trasformatrici del bene che posseggono; e quando tutte le verità che abbiamo disposte d’uscire saranno manifestate, tutte insieme queste nobili regine ci daranno l’assalto al nostro Essere Divino, e come esercito invincibile colle nostre stesse armi divine ci vinceranno ed otterranno il trionfo del Regno della Divina Volontà sulla terra. Il resistere a loro ci sarà impossibile, e col vincere Dio vinceranno anche le creature.
Ecco il perché il mio dire continua ancora, perché tutte le regine non sono uscite fuori dalla nostra Divinità per compiere il loro ufficio; e siccome il parlare della mia Volontà è continuazione della creazione del Fiat che creò l’universo, e come allora la creazione dell’universo fu preparazione alla creazione dell’uomo, così oggi il mio dire sul mio Fiat non è altro che continuazione di creazione per preparare la sontuosità, la decenza al mio regno ed a quelli che lo possederanno.
Quindi sii attenta e non ti fare sfuggire nulla, altrimenti soffocheresti un atto di mia Volontà e mi costringeresti a ripetere le mie lezioni”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Luglio 24, 1934)

Vincent van Gogh, Public domain, da Wikimedia Commons