15Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

15Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno.
17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?
19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?».
21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

“Mostratemi la moneta del tributo” (Mt 22,19)

… “Ah, figlia mia, il vivere nella mia Volontà è il vivere di Cielo, è sentire nell’anima la vita della luce, dell’amore, la vita dell’azione divina, la vita della preghiera; [di] ciò che [l’anima] fa, per essa tutto è vita palpitante negli atti suoi.
Tu devi sapere che chi fa la Divina Volontà e vive in essa diventa la calamita degli atti divini; il suo piccolo moto, pensiero ed opere restano calamitati d’una calamita così potente da calamitare il suo Creatore, in modo che questa calamita lo attira tanto che non può allontanarsi dalla creatura.
Il nostro Essere Supremo si sente calamitato lo sguardo, ed è sempre fisso nel guardarla, sente la calamita alle braccia, e stretta se la tiene al suo seno, la calamita al nostro amore, e ne versiamo tanto che giungiamo a sentire che ci ama come ci amiamo noi stessi.
Ora quando la creatura ci ha formato questa calamita, il nostro amore giunge agli eccessi: come [la creatura] forma i suoi atti, anche il più minimo, imprimiamo il nostro conio divino e li facciamo passare come atti nostri, coll’impronta della nostra Immagine Suprema, e li mettiamo nei nostri tesori divini come monete nostre che ci ha dato la creatura.
E se tu sapessi che significa poter dire che il nostro Ente Supremo ha ricevuto le nostre monete dalle creature, ha la nostra immagine coniata da noi stessi le assicurano, ti scoppierebbe il cuore di puro amore.
Dare noi alle creature è potere che teniamo, che possedendo tutto, dare non è altro che uno sfogo del nostro amore; ma mettere in condizione la creatura di poter dare a noi e darci atti nostri, non suoi, monete coniate colla nostra immagine, è l’amore che supera tutto, che non potendolo contenere, nella nostra enfasi d’amore diciamo:
‘Tu ci hai ferito, la calamita degli atti tuoi ci ha rapiti e ci ha resi dolci prigionieri nell’anima tua, e noi ti renderemo la pariglia di ferirti, rapirti e di imprigionarti in noi’. Perciò, figlia mia, tutt’occhio ti voglio, affinché guardi e conosci bene ciò che vuol fare la mia Divina Volontà in te”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 33; Giugno 29, 1934)

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… “Figlia benedetta del mio amore, io brucio, mi sento venir meno, deliro che voglio essere amato; e per ottenere l’intento sai che faccio? Metto il mio amore nel cuore della creatura, lo faccio scorrere nella mente, nelle parole, nelle opere, nei passi, e converte tutto quest’amore che le scorre dappertutto in monete d’amore divino; e per farla correre come moneta che ci appartiene, vi conia la sua immagine scritta all’in giro: ‘Gesù, Re del Regno della Volontà Divina’.
Ora questa moneta d’amore è un mezzo che diamo alla creatura di poter dirci: ‘Con diritto ti ho amato’. Questo amore, convertito dalla nostra bontà in monete, può comprare ciò che vuole ed ama, quindi può comprare la nostra santità, la nostra stessa Volontà, le virtù nostre, e se vuole altro amore tiene monete sufficienti come comprarlo.
Ed oh, come godiamo nel vedere che la creatura non è più povera, ma ricca, e tiene tanto, fin che può giungere a comprare le nostre virtù, la nostra stessa santità! Com’è bello vederla che tiene la nostra moneta d’amore, che la rende proprietaria dei nostri stessi beni!
Però questa moneta d’amore la diamo a chi vive nel nostro Volere, perché non ne farà sciupo, la saprà conservare, la moltiplicherà per poterci sempre più amare e darci un ristoro alle nostre fiamme che ci divorano”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Maggio 10, 1938)

“Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?… Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22, 20-21)

Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia mia, niente hai detto della creazione dell’uomo, del capolavoro della potenza creatrice, dove l’Eterno non a spruzzi, ma a onde, a fiumi gettava il suo amore, la sua bellezza, la sua maestria; e preso da eccesso d’amore metteva sé stesso come centro dell’uomo, ma lui ne voleva una degna abitazione.
Che fa dunque questa Maestà increata? Crea l’uomo a sua immagine e somiglianza; dal fondo del suo amore vi trae un respiro e col suo alito onnipotente v’infonde la vita, dotando l’uomo di tutte le sue qualità proporzionate a creatura, facendolo un piccolo dio.
Sicché tutto ciò che vedi nel creato era un bel nulla a confronto della creazione dell’uomo. Oh, quanti cieli, stelle, soli più belli [l’Eterno] stendeva nell’anima creata! quanta varietà di bellezza, quante armonie!
Basta dire che mirò l’uomo creato e lo trovò tanto bello da innamorarsi e, geloso di questo suo portento, lui stesso si fece custode e possessore dell’uomo e disse: ‘Tutto ho creato per te, ti do il dominio di tutto; tutto è tuo, e tu sarai tutto mio’. Tu non tutto potrai comprendere: i mari d’amore, le relazioni intime e dirette, la somiglianza che corre tra Creatore e creatura.
Ah, figlia del cuor mio! Se la creatura conoscesse quanto è bella la sua anima, quante doti divine contiene e come tra tutte le cose create sorpassa tutto in bellezza, in potenza, in luce – tanto che si può dire: ‘È un piccolo dio ed un piccolo mondo che tutto in sè contiene’ – oh, come lei stessa si stimerebbe di più e non imbratterebbe con la più leggera colpa una bellezza sì rara, un prodigio così portentoso della potenza creatrice!
Ma la creatura quasi cieca nel conoscere sé stessa, molto più cieca nel conoscere il suo Creatore, si va imbrattando tra mille sozzure da sfigurare l’opera del Creatore, tanto che stentatamente si riconosce.Pensaci tu stessa qual è il nostro dolore.
Perciò vieni nel mio Volere ed insieme con me vieni a sostituir[ti] per i nostri fratelli, innanzi al trono dell’Eterno, per tutti gli atti che dovrebbero fare per averli creati come un prodigio d’amore della sua onnipotenza, eppure così ingrati.”
In un istante ci siamo trovati innanzi a questa Maestà Suprema ed a nome di tutti abbiamo espresso il nostro amore, il ringraziamento, l’adorazione per averci creato con tanto eccesso d’amore e dotato di tante belle qualità. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Febbraio 24, 1919)

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Stavo tutta fondendomi nel Santo Voler di Dio, ed il mio dolce Gesù investendomi d’una luce suprema mi ha detto: “Figlia mia, la mia Umanità per quanto santa e pura, se la mia Volontà Suprema non le avesse dato l’entrata, alla mia Volontà umana, nella Volontà Divina, non avrebbe potuto formare la completa redenzione.
Alla mia Volontà umana l’avrebbe mancata l’onniveggenza, e quindi non poteva vedere tutti; l’immensità, e non poteva abbracciare tutti; l’onnipotenza, e non poteva salvare tutti; l’eternità, e non poteva prendere tutto come un punto solo e rimediare a tutto.
Sicché la prima parte nella redenzione l’ebbe la mia Divina Volontà; la seconda, la mia Umanità. Se non fosse per la Volontà Divina, la redenzione sarebbe stata di pochi e limitata nel tempo, perché mancandomi la luce dell’onniveggenza, che fa conoscere tutti, non avrei potuto estendermi a tutti.
Sicché per poter formare la redenzione non feci altro che aprire le porte della Volontà Suprema alla mia Umanità, cui il primo uomo aveva chiuso, e dandole campo libero le feci operare la redenzione proprio nel seno di essa.
Da allora in poi nessun altro è entrato nel mio Voler Divino per poter operare da padrone, con piena libertà come se fosse suo, per poter godere di tutto il suo potere e beni che esso contiene.
La mia Volontà è in me come l’anima al corpo; e se per i santi è stata la grazia più grande il fare la mia Volontà, cui come a riflessi è entrata in loro, che sarà non ricevere i soli riflessi, ma entrarci dentro e godere di tutta la sua pienezza?
Ora, se per formare la redenzione fu necessario che la mia Umanità e Volontà avessero l’entrata in questa Divina Volontà, così ora è necessario che per il compimento del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra, apra di nuovo le porte della Volontà Eterna e faccia entrare un’altra creatura, e dando campo libero le faccia fare dal più grande al più piccolo atto di essa nell’onniveggenza, immensità e potenza della mia Volontà.
Come entrerai in essa ed emetterai i tuoi pensieri, le tue parole, opere, passi, riparazioni, pene, amore, ringraziamenti, così il Voler Supremo conierà tutti i tuoi atti, e riceveranno l’immagine divina, col valore di atti divini, che essendo infiniti possono supplire per tutti, giungere a tutti e avere tale ascendenza sulla Divinità, da far scendere sulla terra questa Suprema Volontà e portare i beni che essa contiene.
Succederà come al metallo, all’oro, all’argento: fino a tanto che non venga coniata l’immagine del re, non si può dare il valore di moneta, ma non appena resta coniata acquista il valore di moneta e corre per tutto il regno; non c’è paese, villaggio, luogo importante, [in] cui non goda il suo prestigio di moneta, e non c’è creatura che possa vivere senza di essa.
Potrà essere vile il suo metallo o prezioso, questo non importa; purché vi sia impressa l’immagine del re, essa corre per tutto il regno e vi gode la supremazia su tutti e si fa amare e rispettare da tutti.
Così tutto ciò che l’anima fa nel mio Volere, essendovi coniata l’immagine divina, corre in Cielo ed in terra, tiene la supremazia su tutti, non si rifiuta di darsi a chi la vuole, non c’è punto dove non si goda dei suoi benefici effetti.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Agosto 5, 1923)

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… Dopo ciò il mio amabile Gesù mi è scomparso, ed io mi sentivo come inabissata nella sua Volontà. La mia povera piccolezza me la sentivo al contatto della grandezza, altezza ed immensità divina; la mia miseria al tocco delle ricchezze divine; la mia bruttezza toccava la bellezza eterna.
Sicché nella sua Volontà io vivevo ai riflessi di Dio, e mentre io ricevevo tutto da lui, trovavo tutto e portavo tutta la creazione come nel mio grembo ai piedi dell’Eterna Maestà.
Mi sembrava che nella sua Volontà io non facevo altro che salire al Cielo e scendere in terra, per risalire di nuovo per portare tutte le generazioni, per amarlo per tutti e farlo riamare da tutti.
Onde mentre ciò facevo, il mio Gesù si è fatto vedere di nuovo e mi ha detto: “Figlia mia, com’è bello e dilettevole vedere la creatura vivere nel nostro Volere!
Vive ai nostri riflessi, e mentre vive dei nostri riflessi assorbe in sé la somiglianza del suo Creatore, sicché si abbellisce, si arricchisce, s’ingrandisce tanto da poter prendere tutti e portarci tutto, e attinge da noi tanto amore da poterci amare per tutti; e noi troviamo tutto in lei, tutto il nostro amore messo fuori nella creazione, la nostra soddisfazione, il nostro contento ed il ricambio delle opere nostre.
È tale e tanto il nostro amore verso dell’anima che vive nel nostro Volere, che ciò che noi siamo per natura, l’anima lo diventa in virtù della nostra Volontà.
Tutto versiamo in lei, neppure una fibra le restiamo che non sia riempita del nostro; la riempiamo tanto fino a traboccarne fuori, da formare fiumi e mari divini intorno a lei, ed in questi mari noi scendiamo a divertirci e miriamo con amore le opere nostre, sentendoci del tutto glorificati.
Perciò, figlia mia, vivi nella luce purissima della mia Volontà, se vuoi che il tuo Gesù ripeta di nuovo quella parola che disse nel creare l’uomo: ‘In virtù della nostra Volontà facciamo quest’anima a nostra immagine e somiglianza’.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Marzo 13, 1924)

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Stavo continuando il mio giro in tutta la creazione, per seguire ciascun atto della Volontà Suprema in ciascuna cosa creata, ed il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro il [mio] interno per accompagnarmi in tutto lo spazio della volta dei cieli e, come giungevamo a ciascuna cosa creata, Gesù aveva dei sussulti di gioia e di amore. Poi, soffermandosi, mi ha detto:
“Figlia mia, io creai il cielo ed accentrai il mio amore verso l’uomo, nel cielo, e per dargli maggior diletto lo tempestai di stelle. Io non amai il cielo, ma l’uomo nel cielo, e per lui lo creai.
Come fu forte e grande il mio amore nello stendere sul capo dell’uomo questa volta azzurra, ornata di fulgidissime stelle, come un suo padiglione che né re né imperatori ne possono aver l’eguale. Ma non mi contentai di accentrare il mio amore nel cielo verso l’uomo, che [gli] doveva servire per puro diletto.
Volendomi dilettare in amore con lui, volli creare il sole; accentrando verso l’uomo tanto amore nel sole, io amavo l’uomo nel sole, non il sole, e perciò io mettevo in esso amore di necessità, perché era necessario il sole per la terra, che doveva servire alle piante ed al benessere dell’uomo; amore di fuoco che doveva riscaldarlo, tutti gli effetti che produce questo pianeta, che sono innumerevoli, miracolo continuo che sta nella volta dei cieli e che scende colla sua luce a bene di tutti.
Tante specialità d’amore accentrai nel sole verso l’uomo, per quanti beni ed effetti produce. Oh, se la creatura facesse almeno attenzione al mio amore che le porta il sole, come mi sentirei felice e contraccambiato del grande amore che ho messo in questo mio relatore divino e portatore del mio amore, della mia luce!
Se la mia Suprema Volontà operava, costituendosi vita in ogni cosa creata, per darsi, anche per mezzo di essa, come vita alle umane generazioni, il mio amore, facendo la sua via nel mio eterno Fiat, mi accentrava per amarlo.
Sicché in ogni cosa creata: nel vento, nel mare, nel piccolo fiore, nell’uccellino che canta, in tutto io accentravo il mio amore, affinché tutti gli portassero amore; ma per sentire e comprendere e ricevere questo mio linguaggio d’amore, l’uomo doveva amarmi, altrimenti sarebbe stata tutta la creazione come muta per lui e senza vita.
Ora dopo che il tutto creai, formai la natura dell’uomo colle mie stesse mani creatrici; e come formai le ossa, stendevo i nervi, formai il cuore, così accentravo il mio amore, e dopo che lo vestii di carne, formando come la più bella statua che nessun altro artefice poteva mai fare, lo guardai, lo amai tanto che il mio amore sboccò, non potendo contenerlo, ed alitandolo gli infusi la vita.
Ma non fummo contenti. La Trinità Sacrosanta, dando in eccesso d’amore, volle destarlo, dandogli intelletto, memoria e volontà; e secondo la sua capacità di creatura, lo arricchimmo di tutte le particelle del nostro Essere divino. Tutta la Divinità era tutta intenta ad amare ed a riversarsi nell’uomo.
Fin dal primo istante della sua vita sentì tutta la forza del nostro amore, e dal fondo del suo cuore espresse colla sua voce l’amore al suo Creatore. Oh, come ci sentimmo felici nel sentire che l’opera nostra, la statua fatta da noi, parlava, ci amava, e con amore perfetto!
Era il riflesso del nostro amore che usciva da lui; quest’amore non era stato contaminato dalla sua volontà, perciò il suo amore era perfetto, perché possedeva la pienezza del nostro amore. Fin [ad] allora, [fra] tutte le cose da noi create, nessuna cosa ci aveva detto che ci amava.
Ora nel sentire l’uomo che ci amava, la nostra gioia, il nostro contento fu tanto grande che, per compimento della nostra festa, lo costituimmo re di tutto l’universo e come il più bel gioiello delle nostre mani creatrici.
Com’era bello l’uomo nei primi tempi della sua creazione! Era il nostro riflesso, e questi riflessi gli davano tanta bellezza che rapiva il nostro amore, e lo rendeva[no] perfetto in tutti gli atti suoi.
Perfetta era la sua gloria che dava al suo Creatore, perfetta la sua adorazione, il suo amore, le sue opere. La sua voce era tanto armoniosa che risuonava in tutta la creazione, perché possedeva l’armonia divina e di quel Fiat che gli aveva dato la vita.
Tutto era ordine in lui, perché il nostro Volere gli portava l’ordine del suo Creatore, lo rendeva felice e lo faceva crescere a nostra somiglianza e secondo il nostro detto: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza’.
Ogni suo atto fatto nell’unità della luce del Fiat Supremo era una tinta di bellezza divina che acquistava; ogni suo detto era una nota armoniosa di più che suonava. Tutto era amore in lui.
In tutto ci decantava la nostra gloria, la nostra potenza e sapienza infinita; e tutto, cielo, sole e terra, gli portavano gioie, felicità ed amore di colui che l’aveva creato.
Se tu potessi formare una statua a seconda che più ti piaceva, poi riversarti tutta te stessa in essa, dandole tutti gli umori vitali, e con l’impero del tuo amore darle la vita, quanto non l’ameresti? e quanto non vorresti che ti amasse?
Qual sarebbe la tua gelosia d’amore, che tutto stesse a tua disposizione e che neppure un palpito tollereresti che non fosse tutto per te? Ah! Tu, nella tua statua, guarderesti te stessa e quindi, [per] ogni piccola cosa non fatta per te, sentiresti uno strappo fatto a te stessa. Tale son’io.
Tutto ciò che la creatura non fa per me, sono tanti strappi che sento, molto più che la terra che la sostiene è mia, il sole che la illumina e riscalda è mio, l’acqua che beve, il cibo che prende è mio. Tutto è mio, vive a spese mie e, mentre tutto le do, essa, la bella statua mia, non è per me. Qual dev’essere dunque il mio dolore, l’affronto e l’offesa che mi dà questa statua, pensalo tu stessa, figlia mia.
Ora tu devi sapere che solo la mia Volontà può ridarmi la mia statua, bella come io la feci, perché essa è la conservatrice di tutte le opere nostre, è il portatore di tutti i nostri riflessi, in modo che l’anima vive dei nostri riflessi, i quali, se [ella] ama, le somministra[no] la perfezione dell’amore; se opera, opera la perfezione delle opere. Insomma, tutto ciò che fa, tutto è perfetto in lei, e questa perfezione le dà tante tinte di tante bellezze, da innamorare l’Artefice che la formò.
Ecco, perciò amo tanto che il Fiat Supremo sia conosciuto e formi il suo Regno in mezzo alle umane generazioni, per stabilire l’ordine tra Creatore e creatura, per ritornare a mettere in comune i nostri beni con essa.
E solo la nostra Volontà tiene questo potere; senza di essa non ci può essere molto di bene, né la nostra statua può ritornarci bella come uscì dalle nostre mani creatrici”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Ottobre 29, 1926)

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Sono sempre in preda del Fiat Divino; la mia piccolezza non si stanca di girargli intorno e dentro di esso, con la speranza certa di consumarmi nella sua luce, e con l’appetito di addentrarmi sempre più nelle sue conoscenze per poter gustare nuovi gusti divini, perché ogni conoscenza in più è un gusto di più che si riceve, e stuzzica l’appetito a volerne gustare altro.
Delle volte si sente una fame insaziabile, che non sazia mai e si vorrebbe stare sempre [a] bocca aperta per ricevere questo alimento celeste.
Quindi la mia mente era affollata di tante cose che riguardavano la Divina Volontà, che se io volessi scrivere tutto non so dove andrei a prendere la carta, perciò mi limito per quanto posso; e siccome qualche dubbio serpeggiava nella mia mente, il mio celeste maestro Gesù visitando la sua piccola neonata mi ha detto:
“Figlia benedetta, un atto allora ha più valore, quando si conosce il bene che c’è dentro, e quanto più si conosce tanto più [valore] acquista; perché la creatura fa quell’atto in base del valore che conosce e la nostra paterna bontà non sa ingannare né burlare nessuno.
Se facciamo conoscere che c’è quel valore in quell’atto è perché vogliamo dare il valore da noi manifestato, ed il segno certo è la stessa conoscenza, che già possiede quel valore per sé stessa.
Noi facciamo come un re che prende una carta che non ha valore e vi mette dove cento, dove mille, dove un milione; la carta è la stessa qualità, la stessa forma, ma a secondo il numero così possiede il suo valore. Quindi chi dà il valore alla carta? Il numero e l’immagine del re, il quale se ne serve qual moneta del regno.
Ora così facciamo noi: la carta è l’atto della creatura, la conoscenza è la nostra immagine divina, il valore è il numero che mettiamo. Dunque qual meraviglia se diciamo che un atto solo nella nostra Volontà supera in valore tutti gli atti insieme di tutte le altre creature fatti fuori di essa?
È la nostra immagine che si conia come su carta nell’atto umano, ed il valore della nostra conoscenza che vi mette il numero. Non siamo noi padroni di mettere il numero che vogliamo sulla carta dell’umano volere?
Se è padrone il re di mettere il numero che vuole sopra d’una vilissima carta, molto più noi per formare la moneta che deve correre nella nostra patria azzurra.
Oltre di ciò la nostra Volontà fu un dono gratuito che demmo all’uomo; nulla ci pagò per averlo, né lui teneva monete o mezzi sufficienti per pagarci, se non che la vilissima carta della sua volontà umana, che per sua sventura neppure ce la volle prestare per tenersi il nostro gran dono.
E poi noi eravamo il suo Padre tenerissimo ed amantissimo, e tra Padre e figli non si fanno i conti, perché si sa che il Padre deve dare ai figli ed essi sono obbligati con dovere di giustizia ad amare e tenere con stima ciò che dà loro il Padre.
Ecco perciò la necessità delle conoscenze sulla Divina Volontà, e le facciamo a grado a grado affinché la creatura apprezza questo dono sì grande che gratuitamente le vogliamo dare.
La conoscenza genera l’appetito, il desiderio di conoscere di più, e l’umano volere si dispone a poco a poco a subire la trasformazione, l’unificazione della Divina Volontà, e noi senza far conti né badare se ci può pagare o no, metteremo la nostra immagine ed il numero incalcolabile d’un valore divino, e saremo contenti di vedere i nostri figli ricchi e felici della nostra stessa felicità e ricchezza divina”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 31; Novembre 27, 1932)