XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – C – (Lc 15, 1-32)
“Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno” (Lc 15, 14)
Stavo secondo il mio solito fondendomi nel Santo Voler Divino, e facendosi innanzi alla mia mente quel vuoto immenso della Santissima Volontà Suprema, pensavo tra me: “Come può essere mai che questo vuoto sarà riempito dal ricambio degli atti umani fatti in questa adorabile Volontà Divina? Ma per far ciò si devono togliere tutte le sbarre della volontà umana, che impedisce il passo per entrare in questo ambiente eterno e celeste della Volontà Suprema, in cui pare che Iddio li aspetta per far che l’uomo ritorni alla sua origine, nell’ordine della creazione e su quei primi passi e via in cui aveva avuto il suo principio.
Eppure nulla si vede di nuovo nel mondo, di bene; i peccati, quali erano tali sono, anzi peggio, e se qualche risveglio si sente di religione, di opere, pure di circoli cattolici, sembrano mascherate di quel bene, ma nel fondo, nella sostanza ci sono vizi da inorridire più che prima. Quindi come può essere mai che l’uomo dia la morte come d’un sol colpo a tutti i vizi, per dar vita a tutte le virtù, qual si richiede per vivere in questo ambiente della Volontà Suprema? Perché per vivere in essa non ci sono mezzi termini, vite dimezzate da virtù e vizi, ma è necessario tutto sacrificare per convertire tutte le cose in Volontà di Dio. La volontà umana e le cose umane non devono aver più vita, ma devono esistere per compiere in esse la Volontà di Dio e per far svolgere la sua vita in noi.” Ora mentre ciò pensavo ed altro, il mio dolce Gesù interrompendo il mio pensiero mi ha detto:
“Figlia mia, eppure sarà così; questo vuoto immenso della mia Volontà sarà riempito dagli atti umani fatti dalle creature nella mia Volontà. Essa uscì dal seno eterno dell’Ente Supremo per bene dell’uomo; questa nostra Volontà, mentre fece un atto solo nell’uscire da noi per travolgere l’uomo, in modo che non trovasse la via per uscirne, si moltiplicò poi in tanti innumerevoli atti per circondarlo e dirgli: ‘Vedi, questa mia Volontà non solo t’involge, ma sta in continua attitudine d’atti immediati per farsi conoscere e ricevere il [tuo] atto di ricambio nella mia Volontà. Tutte le cose hanno il loro ricambio, e se non l’han¬no si possono chiamare opere inutili e senza valore.
Il seme gettato dal seminatore sotto terra vuole il ricambio che il seme generi altri semi: il dieci, il venti, il trenta per uno; l’albero piantato dall’agricoltore vuole il ricambio della generazione e moltiplicazione di quei frutti; l’acqua attinta dalla fonte dà il ricambio di dissetare, lavare e pulire colui che l’ha attinta; il fuoco acceso dà il ricambio di riscaldarlo. E così tutte le altre cose create da Dio, che tiene il potere di generare, contengono la virtù della rigenerazione, si moltiplicano e danno il loro ricambio.
Ora solo questa nostra Volontà uscita da noi con tanto amore, con tante manifestazioni e con tanti atti continuati, deve restare senza il suo ricambio della rigenerazione di altre volontà umane in divine? Il seme dà l’altro seme, il frutto genera l’altro frutto, l’uomo genera l’altro uomo, il maestro forma l’altro maestro; solo la nostra Volontà per quanto potente ella sia deve restare isolata, senza ricambio e senza generare la nostra nella volontà umana? Ah, no, no; questo è impossibile! La nostra Volontà avrà il suo ricambio, avrà la sua generazione divina nella volontà umana, molto più che questo fu il nostro primo atto per cui tutte le cose furono create, cioè che la nostra Volontà trasformi e rigeneri la volontà umana in divina.
Volontà uscì da noi, volontà vogliamo; tutte le altre cose furono fatte in ordine secondario, ma questo fu fatto, stabilito nell’ordine primario della creazione. Al più potrà portare tempo, ma non finiranno i secoli, che la mia Volontà non otterrà il suo scopo; se ha ottenuto lo scopo della rigenerazione nelle cose secondarie, molto più lo deve ottenere nello scopo primario. Mai la nostra Volontà si sarebbe partita dal nostro seno, se sapesse che non avrebbe avuto i suoi completi effetti, cioè che la volontà umana restasse rigenerata nella Volontà Divina.
Tu credi che le cose saranno sempre come oggi? Ah, no! La mia Volontà travolgerà tutto, metterà scompiglio ovunque; tutte le cose saranno messe sossopra, molti fenomeni nuovi succederanno da confondere la superbia dell’uomo; guerre, rivoluzioni, mortalità d’ogni specie non saranno risparmiate per atterrare l’uomo e disporlo a ricevere la rigenerazione della Volontà Divina nella volontà umana. E tutto ciò che ti manifesto sulla mia Volontà, e tutto ciò che tu fai in essa, non è altro che preparare la via, i mezzi, gli insegnamenti, la luce, le grazie, per fare che la mia Volontà restasse rigenerata nella volontà umana.
Se ciò non dovesse avvenire non ti avrei manifestato tanto né ti avrei tenuto per sì lungo tempo sacrificata dentro d’un letto, per gettare in te le fondamenta della rigenerazione della mia Volontà nella tua e quindi tenerti in continuo esercizio nella mia Volontà. Credi tu che sia nulla quello starmi continuamente in te, imboccarti la mia preghiera, farti sentire le mie pene, che insieme con me hanno altro valore, altri effetti, altro potere? Potrei dire che sto facendo la prima statua, la prima anima della rigenerazione della mia Volontà in essa.
Dopo, il fare dei facsimili riuscirà più facile. Perciò ti dico sempre: ‘Sii attenta’, che si tratta di troppo e della cosa più importante che esiste in Cielo ed in terra: si tratta di mettere in salvo i diritti della nostra Volontà, di restituirci lo scopo della creazione, di ridarci tutta la gloria per cui tutte le cose furono fatte, e di farci dare tutte le grazie che la nostra Volontà aveva stabilito di dare alle creature, se avessero compito in tutto la nostra Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 17; Giugno 18, 1925)
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Continuo il mio solito abbandono nel Fiat Divino, e mentre seguivo i suoi atti, vedevo una turba di gente tutta di bassa statura, mal nutriti, malaticci, rachitici ed alcuni piagati; in questa turba non c’era né freschezza infantile né bellezza d’età giovanile né dignità d’uomo maturo, sembravano un’accozzaglia di gente senza regime, senza cibi sufficienti, affamati, e se mangiavano non si saziavano mai. Quanta compassione destavano questa grande turba, che pareva che fosse quasi tutto il mondo intero! Io non sapevo chi fossero, né il significato di natura che nessuno avevano raggiunto la loro debita statura, ed il mio amato Gesù sospirando è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, che turba infelice! Essa non è altro che la grande turba uscita dalla paterna eredità data a loro dal loro celeste Padre. Poveri figli, senza eredità paterna! Non hanno le loro terre dove starsi al sicuro, non hanno cibi sufficienti per nutrirsi e sono costretti a vivere di latrocini e di rapina, e di cibi senza sostanza; e perciò riesce loro quasi difficile di crescere a debita statura; perché le loro membra non hanno forza sufficiente per svilupparsi, e perciò sono rachitici, infermi, affamati senza mai saziarsi, tutto ciò che prendono non si adatta alla loro crescenza, perché non sono cibi adatti e stabiliti per essi, né della loro eredità.
Figlia mia, l’eredità data dal mio celeste Padre a questa turba di gente era la mia Divina Volontà. In essa dovevano trovare cibo per crescere a debita statura, aria balsamica per renderli sani e forti, la quale doveva dipingere sul volto la freschezza infantile, la bellezza giovanile e la dignità e grazia dell’uomo maturo; non c’era bene che questa eredità non possedeva, [di] cui l’uomo doveva essere il padrone e tenere a sua disposizione tutti i beni che voleva, nell’anima e nel corpo. Onde come l’uomo uscì dall’eredità della mia Divina Volontà non trovò più le cose a sua disposizione, non fu più padrone, ma servo, ed è costretto a vivere di stenti; come può crescere a debita statura?
Ecco, perciò aspetto con tanto amore la turba di chi deve vivere nella nostra eredità del Fiat Divino, essa ci formerà la bella turba di giusta statura, bella e fresca, che sarà nutrita di cibi sostanziosi, che li rendera[nno] forti e sviluppati, e formeranno tutta la gloria della nostra opera creatrice. Il nostro dolore è grande nel guardare questa turba infelice e deformata, e nel nostro dolore ripetiamo: ‘Ah, non uscì dalle nostre mani creatrici inferma, senza bellezza e freschezza l’opera nostra, ma era un amore solo guardarla, anzi ci rapiva, tanto era bella’. Ma mentre ciò diciamo il nostro amore si gonfia, e vuole straripare fuori e vuol mettere in via il nostro Voler Divino per farlo regnare in mezzo alle creature, per farci ripristinare bella e graziosa l’opera nostra, come uscì dalle nostre mani creatrici”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 25; Gennaio 6, 1929)
“Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc 15, 20)
“Figlia mia benedetta, tu devi sapere ch’è tanto il nostro amore ed il desiderio ardente di tenere insieme con noi la creatura, che non appena creata le assegniamo il posto regio nella nostra Divina Volontà. Sicché ciascuna creatura tiene il suo posto d’onore nella nostra reggia divina, quindi il suo principio, il suo primo atto di vita, tanto nella eternità quanto nel tempo, è nel nostro Fiat. Essa non c’era nel mondo, e noi l’amavamo e vagheggiandola non solo le davamo il posto, ma mettevamo a suo corteggio il nostro amore, la nostra santità, la nostra potenza, luce e bellezza; essa è la nobile principessa che scende dall’altezza dei Cieli per valicare l’esilio, ma il nostro Volere non la lascia, vi scende insieme, vi [si] serra d’intorno, valica l’esilio insieme con essa; in ogni atto che fa, pene o gioie, o incontri, vi mette il suo primo atto divino, affinché mantenga la sua nobiltà ed il suo stato di principessa.
E quando l’ha riempita di tutti i beni, tanto che non ha più spazio dove mettere altri beni, la risale al Cielo, nelle altezze delle sfere, e come trionfatore l’addita a tutta la corte celeste. Ecco quello che vuol fare e sa fare la mia Volontà Divina della creatura. Ma con nostro dolore vediamo che come scende nell’esilio non ci pensa più al suo posto regio né alla nobiltà della sua origine, e vorrebbe svignarsi dalla nostra Volontà, che più che tenera madre la porta stretta fra le sue braccia, e servendosi delle porte dei sensi che le abbiamo dato, scende nel basso della sua volontà umana. Queste porte le avevamo dato per risalire a noi, affinché dall’esilio potesse fare le sue scappatine nel seno del suo Creatore; essa invece se ne serve per fare le sue scappatine nelle miserie, nelle debolezze, nelle passioni, che snobilitandola non si riconosce più che è la principessa del Cielo, ma la serva della terra.
Ma ad onta di ciò non chiudiamo le nostre porte, quali sono il nostro amore, la nostra paterna bontà, la nostra compassionevole misericordia, le aspettative che facciamo, e non appena vediamo che chiude le sue porte per venire nella nostra Volontà le andiamo incontro, spalanchiamo le nostre, e guardandola da bella brutta, colla veste di principessa stracciata, sporca, non le facciamo un rimprovero, ma con compassione tutta paterna le diciamo: ‘Dove sei stata? Povera figlia, come ti sei ridotta! Hai visto quanto male hai fatto col vivere nel basso della tua volontà umana, disunita dalla nostra? Hai camminato senza guida, senza luce, senza cibo, senza difesa; perciò non lo fare più, affinché rintracciandoti rifai il bene perduto’. Noi lo sappiamo che la creatura senza della nostra Volontà Divina non può fare nessun bene, è come se volesse vedere senza occhio, camminare senza piedi, vivere senza cibo. Perciò sii attenta e non uscire mai dal mio Voler Divino, se vuoi trovare la forza, la luce, l’appoggio e lo stesso tuo Gesù a tua disposizione”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 32; Aprile 29, 1933)
