18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: «Un servo non è più grande del suo padrone». Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” (Gv 15, 18)

Sono nel mare del Voler Divino tra immense amarezze, umiliazioni delle più umilianti, e come una povera condannata 1; se non fosse che il mio Gesù si facesse mio sostegno, forza ed aiuto, io non so come potrei vivere.
Ed il mio dolce Gesù prendendo parte alle mie pene soffriva insieme con me, e nella foga del suo dolore ed amore mi ha detto: “Figlia mia cara, se tu sapessi quanto soffro!
Se io te lo facessi vedere tu ne morresti di pena; sono costretto a nascondere tutto, tutto lo strazio e crudezza della pena che sento, per non affliggerti di più. Sappi che non è a te che hanno condannato, ma me insieme con te; sento di nuovo la mia condanna.
Quando si condanna il bene è condannare me stesso; tu però unisci nel mio Volere la tua e mia condanna a quella che subii quando fui crocifisso, e ti darò il merito della mia condanna e tutti i beni che essa produsse: mi fece morire, chiamò a vita la mia resurrezione, nella quale tutti doveano trovare la vita e la resurrezione di tutti i beni.
Con la loro condanna credono di far morire ciò che ho detto sulla mia Divina Volontà, invece permetterò tali flagelli, incidenti tristi, che farò risorgere le mie verità, più belle, più maestose in mezzo ai popoli. Perciò da parte mia e tua non spostiamo nulla, seguiamo a fare ciò che abbiamo fatto, ancorché tutti si mettessero contro.
Questo è il mio modo divino, che per quanti mali facciano le creature, non sposto mai le mie opere, le conservo sempre colla mia potenza e virtù creatrice, per amor di chi mi offende; le amo sempre, senza mai cessare.
Col non spostarci mai, le nostre opere vengono compiute, restano sempre belle, fanno bene a tutti; se ci spostassimo, tutte le cose andrebbero in rovina, nessun bene verrebbe a fine.
Quindi anche in questo ti voglio insieme con me, sempre ferma, senza mai spostarti da dentro la mia Volontà, e fare ciò che hai fatto finora, attenta ad ascoltarmi per essere la narratrice della mia Volontà.
Figlia mia, ciò che non giova oggi, gioverà domani, ciò che ora pare tenebre perché trova menti cieche, domani per altri che hanno gli occhi si cambieranno in sole; e quanto bene faranno!
Onde continuiamo ciò che abbiamo fatto, facciamo da parte nostra ciò che ci vuole, affinché nulla manchi di aiuto, di luce, di bene, di verità sorprendenti, perché sia conosciuta la mia Volontà e regna.
Io me ne servirò di tutti i mezzi di amore, di grazie, di castighi; toccherò tutti i lati delle creature per far regnare la mia Volontà, e quando parrà come se il vero bene morisse, risorgerà più bello e maestoso”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Settembre 18, 1938)

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1 Il 31 agosto 1938 il Sant’Uffizio emanò il decreto di condanna, e messa all’‘Indice dei libri proibiti’, dei tre libri di Luisa fino ad allora pubblicati; l’11 settembre questo decreto fu reso noto dall’Osservatore Romano, con un commento ufficioso e anonimo. La condanna venne rimossa nel 1994.

“Ricordatevi della parola che io vi ho detto: «Un servo non è più grande del suo padrone». Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra” (Gv 15,20)

… Gesù innanzi ad Erode tace vestito da pazzo e soffre pene inaudite. E noi, quando siamo calunniati, scherniti, insultati, derisi, pensiamo che il Signore vuol darci una somiglianza divina?
Nelle nostre pene, nei disprezzi e in tutto ciò che il nostro povero cuore potrà sentire, pensiamo che è Gesù che col suo tocco ci dà dolore, che col suo tocco ci trasforma in sé e ci dà la sua somiglianza?
E tornando a noi il patire, pensiamo che Gesù, rimirandoci, non è contento di noi, e quindi ci dà un’altra stretta per poterci del tutto rassomigliare a lui? Ad esempio di Gesù, possiamo dire che abbiamo il dominio di noi stessi, che invece di rispondere nelle contrarietà, preferiamo tacere? Ci facciamo mai vincere dalle curiosità?
In ogni pena che si può soffrire, bisogna mettere l’intenzione che essa è una vita che si dà a Gesù, per impetrare anime; e mettendo le anime nella Volontà di Dio, il nostro dolore fa cerchio, e racchiudiamo in esso Dio e le anime per congiungerle a Gesù.
Amor mio e mio Tutto, prendi tu solo il dominio di questo mio cuore e tienilo nelle tue mani, affinché negl’incontri possa ricopiare in me la tua grande pazienza. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – Le Ore della Passione; Dalle 7 alle 8 del mattino: Gesù innanzi a Pilato. Pilato lo manda da Erode)

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…“Di che temi? Forse che il mio Volere non tenga forza sufficiente per sostenerti nelle pene che voglio darti? Oppure che [tu] potessi uscire dai confini del mio Volere? Questo non sarà mai.
Non vedi quanti mari immensi ha disteso il mio Volere intorno a te, in modo che tu stessa non trovi la via come uscirne?
Tutte le verità, gli effetti, i valori, le conoscenze che ti ho manifestato, sono stati tanti mari di cui sei restata circondata, ed altri mari continuerò a distendere. Coraggio figlia mia, tutto ciò è necessario alla santità del vivere nel mio Volere: generare somiglianza tra me e l’anima.
Ciò feci con la mia Mamma: non tollerai neppure una piccola pena né nessun atto o bene che feci, che lei non prendesse parte. Una era la Volontà che ci animava, e quindi quando io subivo le morti, le pene, operavo, lei moriva, penava, operava insieme con me.
Nella sua anima mi doveva essere copia fedele, in modo che specchiandomi in lei dovevo trovare un altro me stesso. Ora ciò che feci con la mia Mamma lo voglio fare con te, dopo lei metto te; voglio che sia adombrata la Santissima Trinità sulla terra: io, la mia Mamma e tu.
E questo è necessario, che per mezzo d’una creatura il mio Volere abbia vita operante sulla terra; e come può avere questa vita operante, se non do ciò che il mio Volere contiene e ciò che fece subire alla mia Umanità?
Il mio Volere ebbe vera vita operante in me e nella mia inseparabile Mamma, ora voglio che l’abbia in te. Una creatura mi è assolutamente necessaria; così il mio Volere ha stabilito, le altre saranno condizionate.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 14; Luglio 20, 1922)

“Non conoscono colui che mi ha mandato” (Gv 15, 21)

“… Figlia, se ti volessi dire la molteplicità e diversità d’amore che abbiamo messo in ciascuna cosa creata per ciascuna creatura, non la finirei più, e come essa tiene il dovere di conoscere questo nostro molteplice amore, per trovare il modello d’amarci con tanti amori distinti come l’abbiamo amata.
Ma ahimè, il nostro amore resta isolato, senza la compagnia dell’amore della creatura; e questo è un dolore per noi che il nostro amore non [è] riconosciuto in ciascuna cosa creata, mentre tutte tengono il mandato da noi d’amarla con amore distinto.
Nel vento corrono i soffi dei nostri baci, le ondate delle nostre carezze amorose, i gemiti del nostro amore soffogato; nell’impetuosità del vento il nostro amore imperante che vuole farsi conoscere per imperare su tutti, e delle volte giunge come a parlare quasi con gridi assordanti, per fare che [la creatura] nessun’altra cosa potesse sentire che il nostro amore che l’ama.
Oh, se la creatura riconoscesse il nostro amore che corre nel vento, ci restituirebbe i nostri baci e le nostre carezze colle sue! Del resto perché la baciamo e la carezzammo? Perché vogliamo essere baciati e carezzati da essa.
[La creatura] gemerebbe insieme col nostro amore per non farci soffogare, ci amerebbe col suo e nostro [amore] imperante, e gridando insieme col nostro amore assorderebbe a tutti col dir loro: ‘Amiamo, amiamo colui che tanto ci ama!’
Anche nell’aria che tutti respirano, quant’amore non corre! Ma no, no ad intervallo come nelle altre cose create, ma in ogni istante, in ogni respiro: se [la creatura] dorme, se lavora, se cammina, se mangia, corre sempre il nostro amore, ma con un amore distinto e nuovo di tutte le altre cose create.
Nell’aria corre il nostro amore che dà vita, con una rapidità incantevole che nessuno le può resistere, corre nel cuore, nel sangue, nelle ossa, nei nervi, in tutto e si costituisce atto vitale dell’essere umano e tacitamente gli dice: ‘Ti porto l’amore continuo del tuo Creatore, e perché continuo ti posso dar vita’.
Oh, se ci riconoscessero nell’aria che respirano, l’atto di vita che abbiamo messo in essa, la foga del nostro amore che corre, corre sempre senza mai fermarsi, ci darebbe per scambio la sua vita per amarci, per dirci la nostra storia d’amore e ripetere il nostro ritornello: ‘Ti amo, ti amo sempre, in tutto ed in ogni cosa, come tu mi hai amato’.
Dalla cosa creata più grande fino alla più piccola c’è un nostro amore nuovo e distinto per le creature, e siccome non lo conoscono non ci ricambiano, anzi con somma ingratitudine ricambiano il nostro amore in offese.
E perciò aspettiamo che la nostra Volontà sia conosciuta e dominante in mezzo alle umane generazioni, la quale sarà la rivelatrice del nostro amore, ed allora ci rifaremo e ci ameremo d’un solo amore. Come saremo contenti!
E vedendoci amati aggiungeremo altri nuovi amori e distinti, così non sarà più represso il nostro amore, ma avrà il suo sfogo d’amore e d’essere riamato. Perciò prega che venga il nostro regno e tu riconosci il nostro amore, e se vuoi amore amaci.
Se non troviamo il nostro amore nella creatura non sappiamo che darle né che farne, perché manca il poggio dove mettere le nostre grazie ed il primo elemento che forma la nostra vita in essa”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Giugno 18, 1937)

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… “Mia piccola figlia del mio Volere, la mia Volontà investe ed involge tutto e tutti nel suo grembo di luce, possiede tutto né vi è chi le possa sfuggire; tutti vivono in essa, solo che non la riconoscono chi è che dà loro la vita, il moto, il passo, il calore e porge loro fin il respiro.
Possiamo dire che [la creatura] vive nel nostro Volere come se vivesse in casa nostra, le porgiamo ciò che le occorre, la alimentiamo con tenerezza più che paterna, e non ci riconosce, e molte volte attribuisce a sé ciò che fa, mentre lo facciamo noi, e giunge fino ad offendere colui che le dà la vita e [la] conserva.
Possiamo dire che teniamo in casa nostra tanti nostri nemici, che vivono a spese nostre come tanti ladri dei nostri beni, ed il nostro amore è tanto che ci costringe a dar loro la vita, ad alimentarli, come se ci fossero amici.
Com’è doloroso che la nostra Volontà serve per abitazione a chi non ci riconosce e ci offende! Stanno in essa per ragione di creazione, d’immensità nostra, che se non ci volessero stare nel nostro Volere, non ci sarebbe posto per loro, perché non vi è punto in Cielo ed in terra [in] cui essa non si trova.
Ora la creatura per dire che vive nel nostro Volere lo deve volere, lo deve riconoscere; col volerlo sente che tutto è Volontà di Dio per essa, e col riconoscerla sente il nostro atto operante sopra di sé.
E questo è il vivere nel mio Voler Divino: sentire la nostra potenza operante dentro e fuori di sé; e come sente che essa opera, essa opera insieme; se sente che amiamo, ama insieme; se vogliamo farci più conoscere, essa è tutta attenzione ad ascoltarci e riceve con amore la nuova vita della nostra conoscenza.
Insomma sente la nostra vita operante e vuol fare e fa ciò che facciamo noi, ci segue in tutto. Questo è il vivere nel nostro Volere: sentire la vita nostra che dà vita ad essa, sentire il nostro atto operante che si muove, respira, opera nell’essere suo.
Questi sono i nostri abitatori celesti, la nostra gloria nella nostra abitazione; stiamo come figli e padre, ciò ch’è nostro è di loro, ma lo riconoscono, non sono ciechi e ladri che non hanno occhi per guardare la nostra luce né orecchie per ascoltare le nostre premure paterne, né sentono il nostro atto operante sopra di loro.
Mentre chi vive nel nostro Volere sente la virtù del nostro atto operante, e questo è il più gran dono che possiamo fare alla creatura. Perciò sii attenta, riconosci che la tua vita viene da noi che ti diamo tutto: il respiro, il moto, per far vita insieme con te”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 36; Giugno 5, 1938)