DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DEL GIORNO – C – (Gv 14,15-16.23-26)

15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre…
23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15)

“… Una volontà libera che mi ama, e che di volontà annienta la sua per fare la mia ed operare in essa, è il gran portento della creazione per cui venivano create tutte le cose, perché dovevano servire a questa volontà libera, non sforzata, di amarmi.
Ed essa, avendo dominio su tutte [le cose create] e godendo di tutta la creazione, doveva servire come di volontà a tutte le cose create, perché esse non avevano volontà, e la creatura doveva servire di volontà ad esse, per stare in ciascuna cosa creata la sua volontà, ed il suo amore libero al suo Creatore.
E solo nella mia Volontà l’umano può diffondersi a tutto per dare questo amore sì grande al suo Creatore. Figlia mia, una volontà che non liberamente mi ama, ma sforzata, dice distanza tra creatura e Creatore, dice schiavitù e servitù, dice dissomiglianza.
Invece una volontà libera che fa la mia, dice unione tra l’anima e Dio, dice figliolanza, dice che ciò che è di Dio è di essa, dice somiglianza di santità, d’amore, di modi, tanto che ciò che fa l’uno fa l’altro, dove si trova l’uno si trova l’altro; perciò creai l’uomo libero di volontà, per ricevere questo onore grande che si conviene ad un Dio.
Una volontà sforzata che mi ama e che si sacrifica, io non so che farne, anzi neppure la riconosco né merita neppure premio. Ecco perciò, tutte le mie mire sono sopra l’anima che di spontanea volontà vive nella mia.
L’amore forzato è degli uomini, non di Dio, perché si contentano delle apparenze e non scendono nel fondo dell’oro della volontà per avere un amore sincero e leale.
Come il re si contenta della sudditanza dei sudditi, perché tiene formato il suo esercito, e non bada se i suoi soldati hanno la volontà lontana da lui; se questa è lontana avrà l’esercito, ma non sarà al sicuro: può essere un esercito che gli trama la corona e la vita.
Un padrone terrà molti schiavi, ma se non lo servono di volontà ma per necessità, per convenienza, per timore, per riscuotere la mercede, questi servi che mangiano del suo pane possono essere i suoi primi nemici.
Ma il tuo Gesù che vede nel fondo della volontà non si contenta delle apparenze; e se questa volontà spontaneamente vuole e vive nella mia, la mia gloria, la creazione tutta è al sicuro, perché sono non i servi, ma i figli miei che la posseggono e che la amano tanto, la gloria del loro Padre celeste, che sarebbero pronti e si sentirebbe-ro onorati di dare la propria vita per amor suo”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 21; Aprile 3, 1927)

“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,16)

… “Ora devi sapere, che come il mio Figlio partì al cielo, io continuai a stare insieme con gli apostoli nel cenacolo, aspettando lo Spirito Santo. Tutti stretti a me d’intorno, pregavamo insieme; non facevano nulla senza del mio consiglio.
E quando io prendevo la parola per istruirli e dire qualche aneddoto del mio Figlio che loro non conoscevano, come per esempio, le particolarità della sua nascita, le sue lacrime infantili, i suoi tratti amorosi, gli incidenti successi nell’Egitto, le tante meraviglie della vita nascosta in Nazaret, oh, come erano attenti ad ascoltarmi!, restavano rapiti nel sentire le tante sorprese, i tanti insegnamenti che mi dava, che dovevano servire per loro, perché mio Figlio poco o nulla parlò di se stesso con gli apostoli, riserbando a me il compito di far [loro] conoscere quanto li aveva amati e le particolarità che solo la sua Mamma conosceva.
Sicché, figlia mia, io ero in mezzo ai miei apostoli più che il sole del giorno; e fui l’ancora, il timone, la barca dove trovarono il rifugio per starsene sicuri e difesi da ogni pericolo. Perciò posso dire che partorii la Chiesa nascente sulle mie ginocchia materne, e le mie braccia furono la barca [nella quale] la guidai a porto sicuro e la guido tuttora. Onde giunse il tempo che scese lo Spirito Santo promesso dal Figlio mio nel cenacolo.
Che trasformazione, figlia mia! Come furono investiti, acquistarono nuova scienza, fortezza invincibile, amore ardente; una nuova vita scorreva in essi, la quale li rendeva impavidi e coraggiosi, in modo che si divisero in tutto il mondo per far conoscere la redenzione e mettervi la vita per il loro Maestro; ed io restai con l’amato Giovanni e fui costretta ad uscire da Gerusalemme, perché incominciò la tempesta della persecuzione.
Figlia mia carissima, tu devi sapere che io continuo ancora il mio Magistero nella Chiesa: non vi è cosa che da me non discende; posso dire: mi sviscero per amore dei figli miei e li nutrisco col mio latte materno.
Ora, in questi tempi, voglio mostrare un amore più speciale col far conoscere come tutta la mia vita fu formata nel Regno della Divina Volontà. Perciò ti chiamo sulle mie ginocchia, fra le mie braccia materne [affin]ché facendoti da barca, tu resti sicura di vivere nel mare della Divina Volontà.
Grazia più grande non potrei farti. Deh, ti prego, contenta la Mamma tua! Vieni a vivere in questo regno sì santo! E quando vedi che la tua volontà vorrebbe avere qualche atto di vita, vieni a rifugiarti nella sicura barca delle mie braccia, dicendomi: ‘Mamma mia, la mia volontà mi vuol tradire, ed io la consegno a te, affinché metta al suo posto la Divina Volontà’.
Oh, come sarò felice se potrò dire: ‘La figlia mia è tutta mia, perché vive di Volontà Divina’. Ed io farò scendere lo Spirito Santo nell’anima tua, affinché tu bruci ciò che è umano, e col suo soffio refrigerante imperi sopra di te e ti confermi nella Divina Volontà.”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà: 30° Giorno)

“Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23)

Il mio abbandono nel Fiat continua; sento il suo soffio onnipotente che soffiandomi vuol far crescere, ingrandire la sua vita in me, vuol riempirmi tanto da non far restare del mio essere umano che il solo velo che la ricopre.
Onde pensavo tra me: “Ma che cosa gli viene a questo Voler Santo, che ha tanto interesse di formare la sua vita nella creatura, che muove Cielo e terra per ottenere l’intento? E che differenza c’è tra la Divina Volontà come vita e tra Volontà Divina come effetto?”
Ed il mio sempre amabile Gesù, stringendomi fra le sue braccia, con una bontà indicibile mi ha detto: “Figlia mia benedetta, non vi è cosa più bella, più santa, più gradita e che più ci piace e glorifica, che il formare la vita del nostro Voler Divino nella creatura; in essa viene formato un piccolo paradiso, dove il nostro Ente Supremo si diletta di scendere per farvi il suo soggiorno.
Vedi, invece d’un paradiso ne teniamo due, in cui troviamo le nostre armonie, la bellezza che ci rapisce, le pure gioie che raddoppiano la nostra felicità, per causa di aver formato una nostra vita di più nel piccolo cerchio della creatura.
In questo paradiso, per quanto piccolo, per quanto creatura può essere capace, troviamo tutto, tutto è nostro, anzi troviamo la piccolezza che più ci innamora e miriamo la nostra arte divina, che nel piccolo abbiamo colla virtù della nostra potenza racchiuso il grande.
Possiamo dire che col nostro labirinto d’amore abbiamo trasmutato le cose: il grande nel piccolo, ed il piccolo nel grande. Senza un nostro prodigio divino non potevamo formare né la nostra vita né il nostro paradiso nella creatura; e ti par poco avere una nostra vita di più ed un paradiso duplicato a nostra disposizione per felicitarci maggiormente?
Tu devi sapere che né il cielo né il sole né la creazione tutta ci costa tanto, né abbiamo messo né tanta maestria ed arte né tanto amore, quanto ne mettiamo nel formare la nostra vita tutta di Volontà nostra nella creatura, per formarci un paradiso di più dove padroneggiare a nostro bell’agio e godere le nostre delizie.
Il cielo, il sole, il mare, il vento e tutto, narrano colui che li ha creati, ci additano, ci fanno conoscere, ci glorificano , ma non ci danno una nostra vita né ci formano un altro nostro paradiso, anzi servono colei o colui che la nostra paterna bontà ha preso l’impegno di formare la nostra vita in essa; e [formare la nostra vita in lei] ci costa tanto, che il nostro Fiat usa la sua virtù operante e ripetitrice del suo Fiat continuo sopra della sua fortunata creatura per adombrarla colla sua potenza, in modo che un Fiat non aspetta l’altro, in modo che se la soffia le dice Fiat, se la tocca ripete Fiat, se l’abbraccia usa il suo Fiat operante e la va plasmando e come impastando nella sua vita divina.
Si può dire che col suo alito forma la sua vita nella creatura, e colla sua virtù creatrice la rigenera e vi forma il suo piccolo paradiso; e che cosa non troviamo in esso? Basta dirti che troviamo tutto ciò che vogliamo, e questo è tutto per noi.
Vedi dunque la gran differenza che c’è tra la Divina Volontà come vita e quella come effetto: come vita tutti i beni, le virtù, la preghiera, l’amore, la santità, si converte in natura nella creatura, sono sorgenti che si formano in essa, che sempre sorgono in modo che sente in sé la natura dell’amore, della pazienza, della santità, come naturalmente sente la mente che pensa, l’occhio che vede, la bocca che parla, nessuno sforzo [fa] in questo, perché Dio li ha dati in natura, e si sente padrona di farne quell’uso che vuole.
Così col possedere la Divina Volontà come vita, tutto è santo, tutto è sacro, gli stenti finiscono, l’inclinazione al male non esiste più.
E ad onta che [la creatura] cambia azione, ed ora fa una cosa ed ora un’altra, la virtù unitiva della mia Volontà le unisce insieme e formano un solo atto, colla distinzione di tante svariate bellezze per quanti atti ha fatto, e giunge a sentire che il suo Dio è tutto suo, fino a sentire che nell’eccesso del suo amore si è dato in balìa della creatura, in virtù della Divina Volontà che possiede come vita; se lo sente come parto suo e lo cresce con tale finezza d’amore e di adorazione profonda, che resta come naturalmente assorbita nel suo Creatore, ch’è già tutto suo; ed è tanta la pienezza d’amore, la felicità che sente, che non potendo contenerla vorrebbe dare a tutti la Divina Volontà come vita, per rendere tutti felici e santi.
Non così per chi non la possiede come vita, ma solo come virtù ed effetto: tutto è stento e sente il bene a tempo e circostanze, cessa la circostanza e sente il vuoto del bene, e questo vuoto produce incostanza, varietà di carattere, stanchezza; sente l’infelicità dell’umano volere né gode pace né sa dare pace a nessuno; sente in sé il bene come se si sentisse le membra slogate o in parte distaccate, che non è padrona di servirsene, e deve star soggetta agli altri per farsi servire.
Il non vivere di mia Volontà è il farsi schiavo e sentire tutto il peso della schiavitù”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 32; Ottobre 15, 1933)

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… “Figlia mia benedetta, il mio amore fu tanto nell’incarnarmi nel seno della mia Madre celeste, che Cieli e terra non potevano contenerlo; l’atto d’incarnarmi avvenne in un atto d’amore sì intenso, sì forte, sì grande, che era più che bastante a bruciare tutto e tutti d’amore.
Tu devi sapere [che] prima d’incarnarmi il mio Padre celeste guardò in sé stesso, e nella foga del suo amore, non potendo contenerlo, usciva da sé torrenti, mari d’amore; in questa foga d’amore guardò suo Figlio, ed io mi trovavo nelle stesse fiamme d’amore, e mi comandò che m’incarnassi.
Io ciò lo volevo, ed in un impeto d’amore, senza lasciare mio Padre né lo Spirito Santo, successe il gran portento dell’Incarnazione; restai con mio Padre e nel medesimo tempo scesi nel seno di mia Madre.
Le tre Divine Persone, eravamo inseparabili né soggette a separarci, perciò posso dire: restai in Cielo e scesi in terra, ed il Padre e lo Spirito Santo scesero con me in terra e restarono in Cielo.
Quindi in quest’atto sì grande il nostro Essere Divino straripò tanto in amore, che i Cieli stupirono e gli angeli [restarono] sorpresi e muti, tutti avvolti nelle nostre fiamme d’amore.
L’Incarnazione non fu altro che un atto di nostra Volontà Divina; che cosa non sa fare e può fare? Tutto; giunge colla sua potenza e col suo amore infinito, fino ad operare il prodigio non mai sentito né fatto, di farci restare in Cielo e scendere nella prigione del seno materno. Così volle la nostra Volontà, così si fece.
Ora figlia mia, ogni qualvolta l’anima vuol fare la mia Volontà, il mio Padre celeste prima guarda dentro di sé, chiama come in consiglio la Trinità Sacrosanta per riempire quell’atto di nostra Volontà di tutti i beni possibili ed immaginabili, poi lo sprigiona da sé e fa investire la creatura dalla sua Volontà operante, comunicante, trasformante.
E come nell’Incarnazione le tre Divine Persone restarono in Cielo e scesero nel seno dell’Immacolata Vergine, così la mia Volontà colla sua potenza trasporta con sé nel suo atto operativo la Trinità Divina nella creatura, mentre la lascia nel Cielo, e vi forma nella volontà umana il suo atto divino. Ora chi può dirti le maraviglie che vengono rinchiuse in questo atto della nostra Volontà?
Il nostro amore sorge e si diffonde tanto da non trovar posto dove mettersi, e quando tutto ha riempito si ritira nella nostra sorgente; la nostra santità si sente onorata con atto divino dalla nostra stessa Volontà operante nella creatura, e si diffonde con grazia sorprendente per comunicare la sua santità a tutte le creature; sono prodigi inenarrabili che essa compie quando la creatura la chiama ad operare in essa.
Perciò fa scomparire tutto nella mia Volontà, e noi ti daremo tutto in tuo potere e tu potrai darci tutto, anche noi stessi”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 34; Marzo 1, 1936)

“Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome…” (Gv 14, 26)

… “Figlia mia, guarda l’amore esuberante della mia Volontà, sempre stabile, sempre operante, sempre in atto di dare, senza mai indietreggiare, ciò che stabilì di fare quando il Fiat Supremo echeggiò nella creazione. Essa prese l’impegno di fare tutte le arti, di disimpegnare tutti gli uffici, di fare tutte le servitù, di prendere qualunque forma per rendere felice l’uomo.
Anzi fece più che madre tenerissima, disponendo tutte le cose create quasi come tante mammelle in cui essa si nascondeva dentro per farsi poppare dall’uomo. Sicché si fece sole per fargli poppare la sua luce, si fece cielo per fargli poppare l’amore vitale dell’immutabilità, si fece stelle per fargli succhiare la varietà dei beni che contengono le sue opere.
Si fece acqua, piante e fiori, per fargli poppare l’acqua della grazia e dissetarlo, per fargli poppare la sua dolcezza ed i suoi casti profumi. Tutte le forme divine prese la mia Volontà: d’uccello, d’agnello, di colomba, insomma di tutto, per imboccarsi all’uomo e farsi poppare da lui, per dargli il bene che ciascuna cosa creata conteneva.
Solo una Volontà Divina, che in un suo sbocco d’amore creava tutto, poteva prendere tante forme, fare tanti uffici, essere così persistente senza mai cessare di fare i suoi atti.
Eppure chi cerca di penetrarvi, in ciascuna cosa creata, per vedere chi è colei che gli porge il suo petto per dare il suo latte, per allattare le creature, per ricrearle e per renderle felici? Quasi nessuno.
Essa si sviscera continuamente, dà la sua vita in ciascuna cosa creata per dar vita, e non si benignano neppure di guardarla per vedere chi è colei che le ama tanto ed è vita della loro vita. Perciò il dolore della mia Volontà è grande, per tante sconoscenze della creatura.
Quindi con pazienza divina ed invincibile, aspetta i figli suoi, che conoscendola strappano il velo alle cose create che la nascondono e riconoscono il petto della mamma loro e poppano [a] quelle mammelle divine, riconoscenti e da veri figli suoi.
Ecco perciò la gloria di tutta la creazione, di tutta la redenzione, del tuo Gesù e dell’eterno Fiat, allora sarà completa, quando si attaccheranno al suo petto i figli del suo regno per poppare [al]le sue mammelle, che riconoscendola non si distaccheranno dal suo seno.
Ed essa darà tutti i beni ed avrà la gloria, il contento di vedere tutti i suoi figli felici; e questi figli avranno l’onore, la gloria, di copiare in loro stessi la Madre che con tanto amore li tiene nel suo seno per nutrirli col suo latte divino…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Febbraio 3, 1927)