II DOMENICA DI AVVENTO – C – (Lc 3, 1-6)
“Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando” (Lc 3, 3)
“Ora devi sapere che quanto più grande è l’opera che voglio fare, tanti più preparativi ci vogliono. Quante profezie, quanti preparativi, quanti secoli non precedettero la mia redenzione? Quanti simboli e figure non prevennero il concepimento della mia celeste Mamma? Onde dopo compiuta la redenzione dovevo raffermare l’uomo nei beni della redenzione, ed in questo scelsi gli apostoli come raffermatori dei frutti della redenzione, dove coi sacramenti dovevano cercare l’uomo perduto e metterlo in salvo; sicché la redenzione è salvezza, è salvare l’uomo da qualunque precipizio.
Perciò ti dissi un’altra volta che il far vivere l’anima nel mio Volere è cosa più grande della stessa redenzione, perché salvarsi con [il] fare una vita di mezzo, ora cadere ed ora alzarsi, non è poi tanto difficile, e questo lo impetrò la mia redenzione, perché volevo salvare l’uomo a qualunque costo; e questo lo affidai ai miei apostoli come depositari dei frutti della redenzione. Or dovendo fare il meno ancora, lasciai per allora il più, riservandomi altre epoche per compimento dei miei alti disegni. Ora il vivere nel mio Volere non è solo salvezza, ma è santità che si deve innalzare su tutte le altre santità, che deve portare l’impronta della santità del suo Creatore; perciò dovevano [sus]seguirsi prima le santità minori, come corteggio, forieri, messaggeri, preparativi di questa santità tutta divina.
E siccome nella redenzione scelsi la mia impareggiabile Madre come anello di congiunzione con me, dal quale dovevano discendere tutti i frutti della redenzione, così scelsi te come anello di congiunzione dal quale doveva aver principio la santità del vivere nel mio Volere. Ed essendo uscito dalla mia Volontà, per portarmi gloria completa dello scopo per cui fu creato l’uomo, [egli] doveva ritornare sullo stesso passo del mio Volere per far ritorno al suo Creatore. Qual è dunque la tua meraviglia? Queste sono cose stabilite ab æterno, e nessuno me le potrà spostare.
E siccome la cosa è grande, è stabilire il mio regno nell’anima anche in terra, ho fatto come un re quando deve prendere possesso d’un regno: lui non va per primo, ma prima si fa preparare la reggia, poi manda i suoi soldati a preparare il regno e disporre i popoli alla sua sudditanza, onde seguono le guardie d’onore, i ministri, e l’ultimo è il re; ciò è decoroso per un re. Così ho fatto io: ho fatto preparare la mia reggia, qual è la Chiesa; i soldati sono stati i santi, per farmi conoscere dai popoli; poi [mi] hanno preceduto i santi che hanno seminato miracoli, come più intimi ministri; ora come re vengo io per regnare, quindi dovevo scegliere un’anima dove fare la mia prima dimora e fondare questo Regno della mia Volontà. Perciò fammi regnare e dammi piena libertà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 13; Dicembre 3, 1921)
“Preparate la via del Signore, raddrizzate isuoi sentieri!” (Lc 3, 4)
… “Ora, come nella creazione il mio amore rigurgitò forte, ed il Regno della mia Volontà è deciso che vuole la sua vita in mezzo alle creature, e perciò sfoggiando con tutta magnificenza, senza guardare ai meriti di loro, con magnanimità insuperabile vuol dare di nuovo il suo regno; solo che vuole che le creature lo sappiano, conoscano i suoi beni, affinché conoscendoli sospirano e vogliono il regno della santità, della luce e della felicità, e come una volontà lo respinse, così un’altra lo chiami, lo sospiri, lo pressi a venire e regnare in mezzo alle creature.
Ecco perciò la necessità delle sue conoscenze: se un bene non si conosce, né si vuole né si ama; perciò esse saranno i messaggeri, i forieri che annunzieranno il regno mio. Le mie conoscenze sul mio Fiat si atteggeranno ora a soli, ora a tuoni, ora a scoppi di luce, ora a venti impetuosi, che chiameranno l’attenzione dei dotti e degli ignoranti, dei buoni ed anche dei cattivi, che come fulmine cadranno nei loro cuori e con forza irresistibile li atterrerà[nno], per farli risorgere nel bene delle conoscenze acquistate.
Formeranno la vera rinnovazione nel mondo, prenderanno tutti gli atteggiamenti per allettare e vincere le creature, atteggiandosi ora a pacieri che vogliono il bacio delle creature per dar loro il loro, per dimenticare tutto il passato e ricordarsi solo d’amarsi insieme e felicitarsi a vicenda; ora a guerrieri certi della loro vittoria, per rendere certa la conquista che vogliono fare di chi le conosce; ora a preghiere incessanti, che allora cesseranno di supplicare, quando [le creature] vinte dalle conoscenze del mio Volere Divino diranno: ‘Hai vinto, siamo già preda del regno tuo’; ora a re dominante e spirante amore, che [le creature] piegheranno la fronte per farsi dominare. Che cosa non farà la mia Volontà? Metterà tutta la sua potenza in attitudine per venire a regnare in mezzo alle creature…” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 23; Ottobre 30, 1927)
“Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!” (Lc 3, 6)
“Figlia mia, è proprio vero che l’Ente Supremo nel principio della creazione fece il suo sposalizio con l’umanità, e successe come [ad] uno sposo quando la sua sposa malvagia lo induce a dividersi in corte, ma ad onta di ciò nello sposo resta un affetto nel proprio cuore e pensa e sospira che se la sua eletta si cambiasse: ‘Chi sa, potrò di nuovo riunirmi e vincolarmi con lei col nodo di sposi’. Perciò spesso le fa arrivare all’orecchio, per mezzo di messaggeri, che lui l’ama. Tale fece Iddio. Ad onta che lo sposalizio coll’umanità fu sciolto nella corte divina, riserbò un affetto e vagheggiava, sebben lontano, il nuovo nodo di sposi coll’umanità; tanto vero ciò, che non distrusse il palazzo che con tanta sontuosità e magnificenza aveva formato, né gli tolse il bene del sole che formava il giorno, ma tutto restò perché se ne servisse chi l’aveva offeso.
Anzi mantenne la corrispondenza collo scegliere fin dal principio del mondo, or l’uno or l’altro dei buoni, i quali erano come messaggeri, i quali erano come tanti postini che portavano chi le letterine, chi i telegrammi, chi le telefonate del cielo, in cui veniva annunziato che lo sposo lontano non si era dimenticato, che li amava e che voleva il ritorno della sposa ingrata. Onde nell’Antico Testamento, quanto più moltiplicavo i buoni, i patriarchi ed i profeti, tanto più pressanti erano gli inviti e la posta che correva tra il cielo e terra, che Iddio spendeva notizie che desiderava la nuova unione. Tanto vero che non potendo più contenere la foga del suo amore e non essendo ancor disposta l’umanità decaduta per allora, fece una eccezione sposando la Vergine Regina e l’Umanità del Verbo con nodo di vero sposalizio, affinché in virtù di essi fosse rialzata la decaduta umanità e potessi formare lo sposalizio coll’intera umanità.
Quindi la mia Umanità formò il nuovo fidanzamento sulla croce con essa, e tutto ciò che io feci, soffrii, fino a morire sulla croce, erano tutti preparativi per effettuare lo sposalizio desiderato nel Regno della mia Divina Volontà. Ora dopo il fidanzamento restano i pegni e doni da darsi, e questi sono le conoscenze sul mio Fiat Divino, ed in esse le vien dato il gran dono che mi respinse l’uomo nell’Eden, cioè il dono eterno, infinito ed interminabile del mio Volere; il quale dono alletterà tanto l’umanità decaduta che ci darà il contraccambio del dono del suo povero volere, che sarà come conferma e suggello dell’unione degli sposi, dopo sì lunga catena di corrispondenza, di fedeltà da parte di Dio, e di incostanza, d’ingratitudine, di freddezza da parte delle creature. Sicché figlia mia, l’uomo si degradò, perdette tutti i beni perché uscì dalla mia Volontà Divina; per nobilitarsi, per riacquistare tutto e per ricevere la riabilitazione dello sposalizio col suo Creatore, deve rientrare di nuovo nel Fiat Divino donde ne uscì. Non ci sono vie di mezzo, neppure la mia stessa redenzione è sufficiente per far ritornare l’uomo al principio dell’era felice della creazione. Essa è mezzo, via, luce, aiuto, ma non fine. Il fine è la mia Volontà, perché essa fu il principio; è di giustizia [che] chi è il principio dev’esserne la fine. Sicché l’umanità dev’essere chiusa nel mio Voler Divino per esser[l]e restituita la sua nobile origine, la sua felicità, e mettere di nuovo in vigore lo sposalizio col suo Creatore.
Perciò non basta al nostro amore il gran bene che fece all’uomo la mia redenzione, ma sospira più oltre; il vero amore non si contenta mai, allora è contento quando può dire: ‘Non ho più che darle’. E conoscendo che l’uomo mi può ritornare felice, vittorioso, glorioso, nel nobile stato con cui fu creato da Dio, e questo col regnare la mia Volontà in mezzo a loro, ecco perciò tutte le ansie divine, i sospiri, le manifestazioni, son rivolte a far conoscere la nostra Volontà per farla regnare, per poter dire al nostro amore: ‘Quietati, che il nostro figlio amato è giunto nel suo destino. Già è in possesso della nostra eredità che gli fu data nella creazione, qual è il nostro Fiat’. E mentre lui possiede il nostro, noi possediamo lui. Quindi lo sposalizio è conchiuso di nuovo. Gli sposi sono ritornati al loro posto d’onore, non rest’altro che festeggiare e godere un tanto bene, dopo un sì lungo dolore”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Giugno 16, 1928)
