25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. 28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11, 25)

… Mi sorprendono i vostri dubbi. Come, non sapete che la Redenzione è preparazione al Regno della Divina Volontà? E il Sacro Cuore di Gesù non è altro che l’immenso Regno della sua Volontà. Non è il Cuore che domina; è la Volontà Divina che domina il suo Cuore Divino.
Povero Cuore, se non avesse una Volontà che lo dominasse, non sarebbe buono a nulla. Se la volontà è buona, il cuore è buono; se la volontà è santa, il cuore è santo; se la nostra volontà dà luogo alla Divina, facendole erigere il suo trono nella nostra, il cuore acquista per grazia le prerogative divine.
Quindi, tanto nell’ordine divino quanto nell’umano, è sempre la volontà che tiene il primo posto, l’atto primo, il suo regime. Il cuore e tutto il resto sono nell’ordine secondario… Perciò, dire che regna il Cuore, se non regna la Divina Volontà, è assurdo.
Possono chiamarsi devozioni, pie pratiche…; se non regna il Volere Divino, il Regno non esiste. Esiste in Cielo, ma in terra non tiene luogo. Però la Chiesa Santa, organo, portavoce del Fiat Supremo, implora per mezzo del Sacro Cuore, per mezzo della Madre Celeste, il Regno della Divina Volontà.
Non lo dice con le parole, ma lo dice coi fatti. Il Volere Divino è il Re; il suo Cuore, le sue Piaghe, il suo prezioso Sangue, la Croce, la dolce Regina, formano i ministri che circondano il Re ed implorano per mezzo loro il Regno della Divina Volontà nelle anime.
Ora, come si fa a conoscere? Tutte le cose necessarie sono per noi Volontà di Dio, le diverse circostanze con cui ci possiamo trovare. Se veramente siamo decisi a vivere in Essa, è tanto il compiacimento di Dio che, se ci vogliono dei miracoli, li farà, per non farci fare la nostra volontà.
A noi spetta la decisione vera, disposti a mettere anche la vita per vivere in Essa; e il caro Gesù, la Sovrana Regina, prenderanno l’impegno, ci faranno la sentinella, ci circonderanno di tali grazie per non farci tradire dalle nostre volontà.
Molto più che Nostro Signore non insegna cose difficili, né le comanda, né le vuole, ma facilita in modo mirabile ciò che vuole da noi, anzi, si mette al nostro posto per facilitarcelo e fa insieme con noi ciò che vuole che facciamo. (Da una lettera di Luisa a Federico Abresch, Bologna)

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… “La mia cara piccolina! Ti ho scelto piccina perché i piccoli si fanno fare ciò che si vuole; non camminano da loro, ma si fanno condurre, anzi hanno paura di mettere il piede da soli; se ricevono doni, sentendosi incapaci di custodirli li depongono nel grembo della mamma.
I piccoli sono spogliati di tutto, né ci badano se son ricchi o poveri, non si danno pensiero di nulla. Oh, com’è bella l’età infantile, piena di grazia, di bellezza e di freschezza! Perciò quanto più grande è un’opera che voglio fare in un’anima, tanto più piccola la scelgo.
Mi piace molto la freschezza e la bellezza infantile; mi piace tanto, che [queste anime] le conservo nella piccolezza del nulla da dove sono uscite; nulla di proprio faccio entrare in loro, per non far loro perdere la loro piccolezza e così conservar loro la freschezza e bel-lezza divina da donde sono uscite”.
“Gesù, amor mio, mi sembra che sono tanto cattiva, perciò che sono così piccola. E tu dici che mi ami assai perché piccina? Come può essere?”
E Gesù di nuovo: “Piccina mia, nei veri piccoli non può entrare la cattiveria. Sai tu quando incomincia ad entrare il male, la crescenza? Quando incomincia ad entrare il proprio volere; come questo entra, [la creatura] incomincia ad empirsi e a vivere di sé stessa, ed il Tutto esce dalla piccolezza della creatura, e a lei sembra che la sua piccolezza s’ingrandisce, ma grandezza da piangere!
Non vivendo del tutto Iddio in lei, si scosta dal suo principio, disonora la sua origine, perde la luce, la bellezza, la santità, la freschezza del suo Creatore. Sembra che cresce innanzi a sé e forse innanzi agli uomini; ma innanzi a me, oh, come decresce!
Forse si farà anche grande, ma non sarà mai la mia piccina prediletta, che preso d’amore verso di essa, perché si conserva quale l’ho creata, la riempio di me e la faccio la più grande, che nessuno potrà pareggiarla.
Ciò feci con la mia Celeste Mamma; fra tutte le generazioni lei è la più piccola, perché non entrò mai il suo volere in lei come agente, ma sempre il mio Volere Eterno, e questo non solo la conservò piccola, bella, fresca, quale da noi era uscita, ma la fece la più grande di tutti.
Oh, come era bella! piccola per sé stessa, grande, superiore a tutti in virtù nostra; è solo per la sua piccolezza che fu innalzata all’altezza di Madre di Colui che la formò. Sicché, come vedi, tutto il bene dell’uomo è il fare la mia Volontà, tutto il male è il fare la sua.
Perciò per venire a redimere l’uomo scelsi la mia Madre, perché piccola, e per mezzo suo me ne servii come canale per far scendere sull’uman genere tutti i beni ed i frutti della redenzione”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Novembre 10, 1923)

“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11, 28)

“Cari ed amati figli miei, vengo in mezzo a voi col cuore affogato nelle mie fiamme d’amore. Vengo come Padre in mezzo ai figli che amo assai, ed è tanto il mio amore che vengo a rimanere con voi per far vita insieme e vivere con una sola Volontà, con un solo amore. Vengo col corteggio delle mie pene, del mio sangue, delle mie opere e della mia stessa morte.
Guardatemi: ogni goccia del mio sangue, ogni pena, tutte le mie opere, i miei passi, fanno a gara ché vogliono darvi la mia Divina Volontà; fin la mia morte vuol darvi il risorgimento della vita in essa. Nella mia Umanità tutto vi ho preparato ed impetrato: grazie, aiuti, luce, forza, per ricevere un dono sì grande; da parte mia tutto ho fatto, ora aspetto la parte vostra.
Chi, ingrato, non vorrà ricevere me ed il dono che gli porto? Sappiate che è tanto il mio amore che metterò da parte la vostra vita passata, le stesse vostre colpe, tutti i vostri mali; li seppellirò nel mare del mio amore, affinché siano tutti bruciati, ed incominceremo insieme la novella vita, tutta di Volontà mia.
Chi avrà cuore di farmi un rifiuto e di mettermi alla porta, senza accettare la mia visita tutta paterna? E se mi accetterete, io rimarrò con voi come Padre in mezzo ai figli miei, ma dobbiamo stare con sommo accordo e vivere con una sola Volontà.
Oh, quanto lo sospiro, gemo e deliro, e giungo fino a piangere, ché voglio che i miei cari figli stiano insieme con me e vivano della mia stessa Volontà! Sono circa seimila anni di lunghi sospiri e di lacrime amare della mia Santa Umanità, che reclamo e voglio i miei figli intorno a me per renderli felici e santi.
Giungo a chiamarli piangendo; chissà se si muovono a compassione delle mie lacrime, del mio amore, che giunge fino a soffocarmi ed a farmi spasimare; e tra i singhiozzi e gli spasimi vo ripetendo: ‘Figli miei, figli miei, dove siete? Perché non venite al Padre vostro? Perché andate lontani da me, raminghi, poveri, pieni di tutte le miserie?
I vostri mali sono ferite al mio cuore; sono già stanco di aspettarvi, e giacché non venite, non potendo più contenere il mio amore che mi brucia, vengo io a cercarvi e vi porto il gran dono della mia Volontà. Deh, vi prego, vi supplico, vi scongiuro, ascoltatemi, muovetevi a compassione delle mie lacrime, dei miei sospiri ardenti!’
E non solo vengo come Padre, ma vengo come Maestro in mezzo ai discepoli; ma voglio essere ascoltato; vi insegnerò cose sorprendenti, lezioni di cielo, le quali vi porteranno luce che mai si spegne, amore che sempre arde; le mie lezioni vi daranno forza divina, coraggio intrepido, santità che sempre cresce; vi straderanno [nel]la via ad ogni passo; saranno le conducenti alla patria celeste.
Vengo come Re in mezzo ai popoli, ma non per esigere imposte e tributi, no, no; vengo ché voglio la vostra volontà, le vostre miserie, le vostre debolezze, tutti i vostri mali.
La mia sovranità è proprio questa; voglio tutto ciò che vi rende infelici, inquieti, tormentati, per nasconderlo e bruciarlo tutto col mio amore, e da Re benefico, pacifico, magnanimo, qual sono, ricambiarvi con la mia Volontà, col mio amore più tenero, con le mie ricchezze e felicità, con la pace e gioia più pura. Se mi darete la vostra volontà, tutto è fatto, mi renderete felice e sarete felici. Non altro sospiro che la mia [Volontà] regni in mezzo a voi.
Il cielo e la terra vi sorrideranno, la mia Mamma Celeste vi farà da Madre e da Regina; già essa, conoscendo il gran bene che vi riporterà il Regno del mio Volere, per appagare i miei desideri ardenti e per farmi cessare di piangere, ed amandovi da veri suoi figli, va girando in mezzo ai popoli nelle nazioni per disporli e prepararli a ricevere il dominio del Regno della mia Volontà.
Fu lei che mi preparò i popoli a farmi scendere dal cielo in terra, ed a lei affido, al suo amore materno, che mi disponga le anime, i popoli, per ricevere un dono sì grande. Perciò ascoltatemi, e vi prego figli miei, di leggere con attenzione queste pagine che vi metto sott’occhio, e sentirete il bisogno di vivere della mia Volontà; io mi metterò vicino quando leggerete, vi toccherò la mente, il cuore, affinché comprendiate e risolviate di voler il dono del mio Fiat Divino.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta –Appello del Re Divino nel Regno della sua Volontà)

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… “Figlia mia, coraggio, non sai tu che [per] chi fa la mia Volontà e vive in essa, è tanto il nostro interesse che è tenuto da noi come cosa nostra, esclusivamente nostra, inseparabile da noi?
Il nostro Volere Divino è inseparabile da noi, e per quanto si stende la sua luce, il centro di esso è sempre dentro di noi; simbolo della luce del sole, che mentre si allarga e si dilunga sopra tutta la terra, prendendola nel suo proprio pugno di luce, però mai si parte dalla sua sfera, né la luce resta divisa né perde neppure una stilla di luce, perché essa è inseparabile, e se si potesse dividere non sarebbe più vera luce.
Quindi il sole può dire: ‘Tutta la luce è mia’. Così noi; la luce della nostra Volontà Divina è interminabile ed inseparabile, e nell’anima dov’essa regna, la fa nostra, inseparabile da noi.
Sicché tenendola come cosa nostra, è interesse nostro di farci onore e di investirla tanto di tutte le nostre qualità divine, da poter dire noi a tutti: ‘In questa creatura c’è la vita divina, perché domina la luce del nostro Fiat’.
Onde il nostro interesse [è] che tutto dev’essere santo in lei, puro, bello, ed [essa] investita della nostra felicità. Tutto deve dare di Volontà Divina, come la terra quando è investita dalla luce del sole, che perde le tenebre e dà tutta di luce, in modo che la luce fa da regina, e dominando la terra si fa alimentatrice di essa, comunicandole la vita e gli effetti della luce.
Così il nostro Voler Divino, quando regna nella creatura sperde i mali, mette in fuga le tenebre, le debolezze, le miserie, le afflizioni, e da Regina si fa alimentatrice di luce, di fortezza, di ricchezze divine e di felicità.
Quindi per chi vive nel nostro Fiat, perdono il luogo le amarezze, le oppressioni e tutto ciò che dà di volontà umana, perché la luce di esso non tollera altro se non ciò che l’appartiene.
E come la nostra Divina Volontà prende tutto l’interesse, come cosa sua, della creatura, così lei perde tutti gli interessi umani ed acquista tutti gli interessi divini; da qui si vede se regna la mia Volontà Divina, se non sente più interesse proprio, e se lo sente significa che l’anima non possiede tutta la pienezza del mio Fiat, ci sono ancora dei piccoli vuoti svuotati della luce di esso, e perciò l’umano si fa sentire e giunge a prendere gli interessi umani.
Perciò fuori le amarezze, le oppressioni dall’anima tua, sono robe che a te più non appartengono; a te appartiene la luce e tutto ciò che può possedere la luce della mia Volontà”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 24; Settembre 8, 1928)

“Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11, 30)

Stando nel mio solito stato, quando appena è venuto il mio dolce Gesù e mi ha detto:
“Figlia mia, chi prende la croce secondo le vedute umane la trova infangata, e quindi più pesante e amara, invece chi prende la croce secondo le vedute divine la trova piena di luce, leggera e dolce; perché le vedute umane sono prive di grazia, di forza e di luce, e quindi [l’anima] sente la baldanza di dire: ‘Perché quello mi ha fatto quel torto? Perché questo mi ha recato questo dispiacere, questa calunnia?’
E l’anima si riempie di sdegno, di ira, di vendetta, e quindi la croce s’infanga, s’ottenebra e diventa pesante ed amara. Invece le vedute divine sono piene di grazie, di forza e di luce, e quindi [l’anima] non si sente la baldanza di dire: ‘Signore, perché mi hai fatto questo?’ Anzi si umilia, si rassegna, e la croce si fa leggera e le porta luce e dolcezza”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 9; Novembre 20, 1909)