Martedì della IV settimana di Pasqua (Gv 10,22-30)
22Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. 23Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone.
24Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
25Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. 26Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore.
27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».
“Le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me” (Gv 10,25)
… Quindi stavo seguendo nel Voler Divino tutto ciò che il mio dolce Gesù aveva fatto stando in terra nella sua umanità, e chiedevo in ciascun atto suo che il suo Fiat sia conosciuto e che trionfante venga a regnare in mezzo alle creature. Ed il mio sommo ed unico bene, muovendosi nel mio interno, mi ha detto:
“Figlia mia, come tutta la creazione è velo che nasconde la mia Volontà, così la mia umanità e tutte le mie opere, lacrime e pene, sono tanti veli che nascondono il mio Fiat Supremo. Esso regnava negli atti miei trionfante e dominante, e gettava le fondamenta per venire a regnare negli atti umani delle creature.
Ma sai tu chi rompe questi veli per farla uscire a dominare nel proprio cuore? Chi la riconosce in ogni mio atto e la invita ad uscire. Essa rompe il velo delle mie opere, entra dentro, riconosce la nobile Regina e la prega, la pressa a non stare più nascosta e, aprendole il cuore, la invita ad entrare.
Rompe il velo delle mie lacrime, del mio sangue, delle mie pene, il velo dei sacramenti, il velo della mia umanità, e dandole la sua sudditanza, la scongiura a non starsi più velata, ma che si faccia conoscere Regina, quale è, per prendere il suo dominio e formarsi i figli del suo regno.
Ecco, perciò, la necessità che tu giri nel nostro Volere e in tutte le opere nostre, per trovare la nobile Regina della nostra Volontà nascosta in esse, per pregarla che si sveli, che esca dai suoi appartamenti, affinché tutti la conoscano e la facciano regnare”. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 20; Dicembre 8, 1926)
“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno…” (Gv 10,27-28)
Questa mattina Gesù stentatamente si è fatto vedere. La mia mente la sentivo tanto confusa che quasi non comprendevo la perdita di Gesù, quando mi son sentita circondata da tanti spiriti; forse erano angeli, ma non sono certa.
Mentre mi trovavo in mezzo a questi, di tanto in tanto andavo indagando: chi sa potessi sentire almeno l’alito del mio diletto; ma per quanto facessi non avvertivo [da] niente che ci stesse l’amante mio bene, quando da dietro le spalle mi son sentita venire un alito dolce, subito ho gridato: “Gesù, mio Signore!” Egli ha risposto:
“Luisa, che vuoi?”
“Gesù mio bello, vieni, non state da dietro le spalle, che non posso vederti; sono stata tutta questa mattina ad aspettarti e ad indagare [se], chi sa ti potessi vedere in mezzo a questi spiriti angelici che circondano il letto, ma non mi è riuscito; quindi mi sentivo molto stanca, perché senza di te non posso trovare riposo. Vieni, che ci riposeremo insieme.”
Così Gesù si è messo a me vicino e mi sosteneva la testa. Quegli spiriti hanno detto: “Signore, come subito ti ha conosciuto! Niente meno, non alla voce, ma al solo alito subito ti ha chiamato.”
Gesù ha risposto a loro: “Lei conosce me ed io conosco lei; mi è tanto cara come mi è cara la pupilla degli occhi miei.”
E mentre così diceva mi son trovata negli occhi di Gesù. Chi può dire ciò che ho provato stando in quegli occhi purissimi? È impossibile manifestarlo a parole; gli stessi angeli ne son rimasti stupiti. (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 2; Maggio 6, 1899)
“Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano” (Gv 10, 30)
Mi sento sempre inabissata nel Santo Volere del mio Gesù, e mi pareva di vedere la piccola anima mia come una neonata bambina, che il benedetto Gesù cresceva nelle sue braccia con l’alito del suo Volere, con una gelosia tale, che non voleva che nulla guardasse, che nulla sentisse, che nulla toccasse; e per fare che nulla la distraesse, la teneva incantata col dolce incanto dei suoi insegnamenti della sua Santissima Volontà.
E la piccola neonata cresceva e si nutriva con l’alito del Volere del suo Gesù. Non solo, ma mi copriva di tante piccole croci di luce, in modo che guardandomi, mi vedevo in ciascuna parte di me stessa impressa una croce di luce, e Gesù si divertiva, ora col moltiplicare queste croci e ora col volere che stessi fissa fissa a guardarlo per numerare tutte le sue parole, che mi servivano di cibo e di crescenza. Onde dopo il mio Gesù mi ha detto:
“La piccola figlia mia, la mia neonata della Divina Volontà! Il mio Volere ti concepì, ti fece nascere e ora con tutto amore ti cresce. Non vedi con quant’amore ti tengo nelle mie braccia e non permetto che altro cibo tu prenda che l’alito della mia Volontà? È la cosa più bella, più cara, più preziosa che finora è uscita fuori nella creazione: la neonata della mia Volontà.
Perciò ti terrò custodita con tale gelosia, che nessuno deve toccare la mia neonata; tutto sarà per te la mia Volontà: ti sarà vita, cibo, veste, abbigliamento e croce, perché essendo essa la cosa più grande, sarebbe disdicevole per il tuo Gesù far misto di altre cose che non siano parto del nostro Volere.
Perciò dimentica tutto per fare che altre acque non ti circondino dentro e fuori, che il solo mare immenso dell’Eterno Volere. Voglio in te l’onore, la nobiltà, il decoro di vera figlia neonata dalla mia Volontà.” (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 16; Novembre 28, 1923)
“Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 30)
Trovandomi nel mio solito stato, il mio dolce Gesù appena ed alla sfuggita è venuto e mi ha detto: “Figlia mia, io non facevo altro che darmi in balia della Volontà del Padre.
Sicché se pensavo, pensavo nella mente del Padre; se parlavo, parlavo nella bocca e con la lingua del Padre; se operavo, operavo nelle mani del Padre; anche il respiro respirava in lui, e tutto ciò che facevo andava ordinato come lui voleva.
Sicché potevo dire che la mia vita la svolgevo nel Padre ed io ero il portatore del Padre, perché tutto chiusi nel suo Volere e niente facevo da me.
Il punto mio principale era la Volontà del Padre, perché non badavo a me stesso, né per le offese che mi facevano io interrompevo il mio corso, ma sempre più volavo al mio centro. Ed allora la mia vita naturale finì, quando in tutto compii la Volontà del Padre.
Così tu, figlia mia, se ti darai in balia della mia Volontà non avrai più pensiero di nulla. La mia stessa privazione che tanto ti tormenta e ti consuma, scorrendo nella mia Volontà, troverà il sostegno, i miei baci nascosti, la mia vita in te vestita di te; nel tuo stesso palpito sentirai il mio, infuocato e dolente.
E se non mi vedi, mi senti; le mie braccia ti stringono. E quante volte non senti il mio moto, il mio alito refrigerante che rinfresca i tuoi ardori! Tu lo senti tutto questo, e quando fai per vedere chi ti ha stretto, chi ti alita, e non mi vedi, io ti sorrido e ti bacio coi baci del mio Volere, e mi nascondo più in te per sorprenderti di nuovo e per darti un salto di più nella mia Volontà.
Perciò non contristarmi con l’affiggerti, ma lasciami fare. Il volo del mio Volere non si arresti mai in te, altrimenti incepperesti la mia vita in te, mentre col vivere del mio Volere io non trovo inceppo e fo crescere e svolgo la mia vita come voglio”… (dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta – vol. 12; Agosto 14, 1917)


